lunedì 20 settembre 2010

Genova per noi #2

fatico a scrivere questo post che son giorni e notti che penso. me lo sono scritto mentalmente già dieci volte. ora qui, fatico.
fatico a trovare le parole giuste, calzanti per dire che due giorni di luglio 2001 io non me li scorderò mai: posso ricordare quasi ogni ora cosa feci, dov'ero, con chi.
e io son una che non ha memoria.

a guardarli ora, con gli anni che son passati in mezzo, credo che stia tutta li la partenza per questo declino.
li c'era speranza, voglia, energia, creatività, interesse, entusiasmo: tutte cose che ora sento mancare non solo attorno a me, ma a livello generale, non dico globale ma sicuramente italiano.
a Genova, in due giorni, ci hanno ammazzato il futuro.
noi non pensavamo di essere in guerra, eravamo in missione di pace, ma a discapito delle nostre consapevoli e tenaci mani bianche alzate, altri uomini ci hanno ferito e ammazzato. in piazza Alimonda, per le strade, alla Diaz, nel carcere di Bolzaneto.
hanno imposto il loro modello, la paura. e noi, pur essendo molti più di loro, abbiamo ceduto, ci siamo ritratti.

mi sveglio la notte ad allattare Diego e mi dico che siamo una generazione di adulti (e anche di genitori) che avevano la testa e gli strumenti per fare un salto di qualità, per il futuro nostro e di chi verrà.
ci hanno spaccato. rotto tutto.
mi chiedo dove sia finita tutta la gente che allora camminava per quelle strade insieme a me. i miei compagni ci sono ancora eppure manca un movimento che faccia, dica, muova, crei altro dal sapere e volere imperante.
sudditi.
nei diritti, nelle azioni, nelle scelte, nelle possibilità.
sudditi senza dignità personale, senza sguardo al futuro.
anch'io fatico a manifestarmi e a manifestare, da allora.
ho tradotto i pensieri di un altro mondo possibile, nel mio quotidiano; ma è la scena sociale che vedo sofferente ed inerte. e senza di quella non c'è possibilità di sviluppo.

nell'anno che precedette il G8 di Genova feci una domanda al network della rete di lilliput che allora si diffondeva: "ma come farà la politica a starci dietro? saprà rappresentare un popolo così vario e pensante, che non ammette mezzi termini, che non ammette mediazioni di valore e di coerenza?"
l'unica risposta che mi arrivò fu quella che disse che si, necessariamente la politica si sarebbe dovuta muovere in una nuova direzione. che l'avremmo pervasa con il nostro nuovo modo di vedere e fare.

risposi con un dubbioso "vedremo".
e purtroppo avevo ragione.
a Genova, in due giorni, ci hanno ammazzato il futuro.