lunedì 28 giugno 2010

gerarchie razziali

Nel modo c'è una gerarchia rigidissima, una gerarchia razziale. la civiltà più elevata è quella anglosassone; poi quella tedesca, quella francesce, i russi, il sud Europa, latini e greci, punto di giunzione tra i bianchi e i non bianchi. Poi, gli asiatici. Poi, gli africani e i primitivi in genere.
E' ancora così. Le persone che dominano il pianeta sono tuttora immerse in questa forma mentale e in questa visione del mondo. L'aura di cività ospite si rifrange sugli immigrati, così un africano o un asiatico che occupa un posto di responsabilità, che si è "integrato", mi guarda giustamente dall'alto in basso. In fondo, noi (italiani, ndr) applaudiamo quando atterra l'aereo.

Wu Ming - Grand River -un viaggio

mercoledì 23 giugno 2010

fascia corta

M'ingenio per necessità: il Frullecchio già due settimane fa aveva superato i 6 kg ma, non avendo neanche tre mesi, non tiene ancora su bene la testa.
ieri sperimento un telo preso anni fa e ne viene fuori una fascia corta nella quale il pargolo sembra starci proprio bene. non è così comoda come la lunga perchè tenendolo sul fianco un braccio non è libero, ma è molto più rapido infilarlo e risulta più leggera così che non si schiatti, lui ed io dal caldo. e il braccio riposa! l'ideale per la casa.

domenica 20 giugno 2010

Allergia alla complessità

L'Italia ha una malattia, si chiama Allergia alla complessità. La semplicità non spiega nulla, nessuna dinamica in corso, non spega niente di quello che vedi scorrere sotto gli occhi, attraverso il tuo corpo e la mente, in un giorno qualsiasi, fitto d'eventi come un mazzo intero di vite nei secoli scorsi. C'è il rifiuto dell'idea stessa di complessità in nome di una banale equazione tra semplicità e chiarezza: dimmelo in quattro parole, oppure vaffanculo.

Wu Ming -Grand River - un viaggio

lunedì 14 giugno 2010

pianti di notte

sono all'inps e nell'inevitabile attesa, ascolto una ragazza che tenendo in braccio un bimbo di 3 mesi, parla con una signora.
e inorridisco.
la giovane mamma chiama suo figlio teneramente "disgraziato" mentre racconta di come hanno fatto a far dormire il pargolo per tutta la notte: l'hanno lasciato piangere nel soggiorno per qualche notte.

allora, io sarò troppo chioccia, molto fortunata perchè il frullecchio ha fatto solo un paio di notti sveglissimo, ma mi piangrva il cuore mentre immaginavo quello scricciolo cercare i suoi genitori, disperato e senza trovarli....aiuto!
il commento di
in uno dei commenti al post di ma che davvero? mi colpisce il commento di Santi Numi dove unisce il suo ricordo di infanzia della notte con le abitudini da adulta.
e mi sembra che non faccia una piega: io mi sono vista il piccolo di tre mesi tra qualche anno crollare davanti alla tele o a lavorare di notte per stemperare la paura-

che la mamma sia troppo giovane? che manchino i servizi per il sostegno alla maternità? che manchi la rete sociale? che sia il segnale di una cultura galoppante??

sabato 12 giugno 2010

nella pancia

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mercoledì 9 giugno 2010

di pannolini e chiappe al vento

difficile da descrivere la soddisfazione che si ha nel vedere che tuo figlio di poco più di due mesi ti chiama per fare la pipi e la cacca nel lavandino.
certo, non sempre ci si capisce, ma la maggior parte delle volte lui fa dei suoni e dei movimenti che riconosco come "devo fare qualcosa di importante" e io lo porto in bagno, gli tolgo il pannolino lavabile (se non è con le chiappe al vento) e accompagnandolo con un sssssscccccc, aspettiamo insieme di veder la fontanella di pipi o la discesa della cacca.
a volte sono solo i (le)protti che si muovono nella pancia, ma fanno sempre parte di qualcosa che deve uscire, no?!
e poi lui sorride tantissimo guardandosi e guardandomi nello specchio.
il pannolino a volte rimane asciutto, altre è stato appena bagnato da una goccia di segnalazione, altre volte invece è pieno pieno di pipi. ma sta di fatto che da una settimana (tranne una volta!) la cacca non l'ha più fatta nel pannolino.

ed è quell'incrocio di sguardi, di scambio verbale, di movimenti che mi fa ridere, sentire soddisfatta e a volte commuovere davanti al Frullecchio in azione. e alla nostra relazione che sta prendendo forma...