lunedì 10 maggio 2010

l'arte di insegnare

ieri sera leggo questo post e stanotte, sveglia nella pausa d'allattamento continuo a pensarci. C'è qualcosa che mi ronza nella testa ma che riesco a focalizzare solo a fine poppata del frullecchio. e questa cosa ha bisogno di una breve piccola storia, una storia mia.

mia mamma ha insegnato alle elementari. Ricordo perfettamente che la sera, se non riuscivo ad addormentarmi, mi mettevo nel letto grande con lei che con la lucina del comodino leggeva i quaderni dei suoi alunni, correggeva, metteva dei commenti. si, non metteva dei voti, dei bene, dei bravo, dei bravissimo, ma ci metteva dei commenti articolati che ricordo come dei suggerimenti e che, ora, rileggo come insegnamenti: "Luca, concentrati quando fai le sottrazioni perchè sono quelle su cui fai più erroi" "Debora, attenta alle doppie che ti fanno inciampare" e via dicendo.
certo è che quest'attenzione le richiedeva più tempo di un voto, del tempo che potremmo definire straordinario. ma per lei, e per me neppure, quel tempo era straordinario, perchè faceva parte integrante del suo lavoro.

mia zia,anche lei insegnante elementare, che probabilmente a settembre andrà in pensione, non esce mai da scuola prima delle 18 e credo che arrivi sempre allo stesso orario la mattina. non è raro neppure trovarla impegnata nel finesettimana a tagliare articoli, immagini per i suoi alunni, a preparare i lavori della settimana, a correggere quaderni, a ragionare sulla propria classe.
(ne avrei altri due di esempi, sempre zii insegnanti che, una alla materna e uno in pensione da un paio d'anni ho sempre visto estremamente impegnati nel loro lavoro.)

mio padre invece, per chiudere il quadretto, è artigiano da trentanni. anche li, gli straordinari non esistono, esiste il lavoro.

ecco perchè il post di Panzallaria mi ha fatto risuonare una cosuccia: è che quegli insegnanti che fanno solo due riunioni all'anno con i genitori dei propri alunni perchè hanno avuto un taglio, mi stonano un po'.
non che non abbiano ragione di astenersi se non sono pagati, ma dipende a cosa si da valore.
e ho l'impressione che il valore all'insegnamento che tanto viene svalutato dai genitori, parta da una svalutazione che in primis è agita dagli insegnanti stessi...
e poi, provocatoriamente, vorrei chiedere all'insegnante di religione - ops...delle religioni - perchè non se le studia le altre religioni che dimostra di non conoscere...
e ancora: come l'artigiano, questa mia e la storia di Panzallaria dicono che insegnare è un'arte, non una scienza. e per l'arte non c'è orologio che regga e che per farlo bisogna avere/costruirsi/implementare le proprie capacità artistiche, e bisogna essere curiosi.

(link al blog di Panzallaria)

1 commento:

Panzallaria ha detto...

ciao,
intanto grazie della risposta al mio post. la situazione è molto complessa ed è difficilissimo formarsi un giudizio. non voglio far cadere sugli insegnanti colpe che sono del sistema e che forse proprio il sistema spera che ricadano sull'insegnante. credo che come in ogni lavoro, ognuno ci metta dentro le priorità che ritiene più importanti. l'unica differenza è che quello dell'insegnante è un lavoro che ha a che fare con la formazione della persona. temo che oggi in troppi lo abbiano dimenticato

grazie del bel post