mercoledì 19 maggio 2010

esperienze che (in)segnano

Al primo seminario per consulenti pedagogici dello Studio Dedalo, Igor Salomone ci chiese di raccontare un'esperienza che ci aveva insegnato qualcosa.
avevo la mente vuota. black out.
ne trovai una tirata per i capelli.

dopo averla raccontata al gruppo e averci comunque ragionato su, dopo aver ascoltato le storie dei miei compagni di corso, dopo essermi disidratata a furia di piangere, la sera mi dissi che non avevo pensato alla cosa più ovvia, al segno lasciato da un'esperienza su di me. indelebile.

ho una cicatrice lunga sul braccio sinistro e dentro, ormai cosa unica con l'osso, una barra di metallo.
cicatrice e metallo arrivano da un incidente di tredici (?) anni fa. un ribaltamento in macchina, una frattura e un cane di ortopedico.
alla guida della mitica 126 c'era S.

il primo ricordo che ho di S. è che disse una boiata all'esame integrativo di chimica; ero di fianco a lui e quando vidi che era stato ammesso alla seconda non mi capacitai che la mia insegnante gli avesse dato sei dopo aver detto una castroneria simile. poi vidi il suo voto di francese e capii.
due anni dopo eravamo nel collettivo insieme, poi università, sabati e domeniche passati a far di tutto - incidente compreso. anni trascorsi in un rapporto d'amicizia esclusivo, intenso e chiaro.
abbiamo condiviso tanto.
e tutti a dirmi che era ben strano un rapporto uomo-donna così.

io me lo vivevo, senza troppo spiegarmelo, tenendoci e curandolo proprio perchè prezioso, proprio perchè attorno non ne vedevo altri di rapporti simili.
ed era bello avere un uomo così con cui parlare.
N. il fidanzato di allora non capiva questo rapporto ma mi lascia fare morso dalla gelosia. se mi avesse chiesto di scegliere tra lui e S. sapeva che non avrei avuto dubbi e che mi avrebbe persa. mi ha persa lo stesso, ma questa è un'altra storia.

con S. ci si vedeva, poi capitava di non frequentarsi per un po' e poi ci si ritrovava finchè ci siamo persi completamente e amaramente. d'un botto, per sua scelta.
io non ho ben capito perchè. lui non mi ha spiegato.
gli ho scritto una lettera dura qualche tempo dopo, che non so se ha letto.

e ora, ogni volta che mi vesto, la cicatrice che porto addosso mi rimanda a lui, alla splendida opportunità che abbiamo avuto nell'incontrarci e nel costruire un rapporto d'amicizia così raro tra uomo e donna. e mi rimane il gusto di un cioccolato 95% in gola: quella secchezza data da un prezioso dolce ricercato.
un segno sulla pelle ad insegnare che anche nel lasciare un rapporto così intenso e radicato nelle nostre vite sia necessaria la cura del distacco, che se no si rischia di staccare anche tutto il resto, tutto il bello che c'è stato.

2 commenti:

Anna ha detto...

ogni volta che lo pensi enche lui ti sta pensando...

fillerouge ha detto...

mah...non ne sono proprio sicura...e sinceramente forse non è così importante. è difficile per me togliermi l'amaro di bocca e forse questo post nasce per poter recuperare il bello e ci che questa esperienza dall'inizio alla fine mi ha insegnato.
e mi rimane la consapevolezza di quanto possa far male andarsene senza salutare.
un gesto da non rifare.