giovedì 27 maggio 2010

mamme e papà

genitori da poco, ci confrontiamo spesso con un'altra coppia di amici che hanno avuto due mesi prima di noi la piccola N.
mi vien così, l'altra mattina mentre si camminava, di rispondere a T.(il papà di N.)che loro, i papà, sono sicuramente li a mostrare a noi mamme che è possibile fare in un altro modo, che si possono lasciare spazi diversi di sperimentazione.
ecco che però quando il nostro frullecchio D. piange, io fatico ad attendere anche solo un suo secondo richiamo: sono già li. e hai voglia di leggere la stimatissima Honneger Fresco che anche lei parla di sperimentare piccole attese, perchè a volte anche loro, i piccoli, hanno bisogno di verseggiare, di provare e di sentire cosa gli sta accadendo e che possono richiamare l'attenzione degli adulti.
ecco che mi trattengo, mentre M. (il mio compagno) riesce ad attendere, senza aver i piedi sugli starter del centometrista, un secondo di più permettendo sicuramente al frullecchio di provare cose diverse e nuove.
e se so che il moltiplicarsi delle esperienze permette di far crescere questo piccolo cucciolo d'uomo, mi trovo incastrata nel mio impulso e ogni tanto avrei voglia di fare cambio con il mio compagno...
che cosa permettiamo con i nostri comportamenti? che cosa insegniamo ai nostri piccoli attraverso il nostro agire? quali modelli culturali e di genere passiamo?

Questo post partecipa al
blogstorming

domenica 23 maggio 2010

frullecchio in fascia


e dopo tanto parlare, ecco il frullecchio in fascia!

mercoledì 19 maggio 2010

esperienze che (in)segnano

Al primo seminario per consulenti pedagogici dello Studio Dedalo, Igor Salomone ci chiese di raccontare un'esperienza che ci aveva insegnato qualcosa.
avevo la mente vuota. black out.
ne trovai una tirata per i capelli.

dopo averla raccontata al gruppo e averci comunque ragionato su, dopo aver ascoltato le storie dei miei compagni di corso, dopo essermi disidratata a furia di piangere, la sera mi dissi che non avevo pensato alla cosa più ovvia, al segno lasciato da un'esperienza su di me. indelebile.

ho una cicatrice lunga sul braccio sinistro e dentro, ormai cosa unica con l'osso, una barra di metallo.
cicatrice e metallo arrivano da un incidente di tredici (?) anni fa. un ribaltamento in macchina, una frattura e un cane di ortopedico.
alla guida della mitica 126 c'era S.

il primo ricordo che ho di S. è che disse una boiata all'esame integrativo di chimica; ero di fianco a lui e quando vidi che era stato ammesso alla seconda non mi capacitai che la mia insegnante gli avesse dato sei dopo aver detto una castroneria simile. poi vidi il suo voto di francese e capii.
due anni dopo eravamo nel collettivo insieme, poi università, sabati e domeniche passati a far di tutto - incidente compreso. anni trascorsi in un rapporto d'amicizia esclusivo, intenso e chiaro.
abbiamo condiviso tanto.
e tutti a dirmi che era ben strano un rapporto uomo-donna così.

io me lo vivevo, senza troppo spiegarmelo, tenendoci e curandolo proprio perchè prezioso, proprio perchè attorno non ne vedevo altri di rapporti simili.
ed era bello avere un uomo così con cui parlare.
N. il fidanzato di allora non capiva questo rapporto ma mi lascia fare morso dalla gelosia. se mi avesse chiesto di scegliere tra lui e S. sapeva che non avrei avuto dubbi e che mi avrebbe persa. mi ha persa lo stesso, ma questa è un'altra storia.

con S. ci si vedeva, poi capitava di non frequentarsi per un po' e poi ci si ritrovava finchè ci siamo persi completamente e amaramente. d'un botto, per sua scelta.
io non ho ben capito perchè. lui non mi ha spiegato.
gli ho scritto una lettera dura qualche tempo dopo, che non so se ha letto.

e ora, ogni volta che mi vesto, la cicatrice che porto addosso mi rimanda a lui, alla splendida opportunità che abbiamo avuto nell'incontrarci e nel costruire un rapporto d'amicizia così raro tra uomo e donna. e mi rimane il gusto di un cioccolato 95% in gola: quella secchezza data da un prezioso dolce ricercato.
un segno sulla pelle ad insegnare che anche nel lasciare un rapporto così intenso e radicato nelle nostre vite sia necessaria la cura del distacco, che se no si rischia di staccare anche tutto il resto, tutto il bello che c'è stato.

lunedì 17 maggio 2010

favazze e ciliegie


dopo giorni di pioggia, il sole di ieri e di oggi ha fatto esplodere l'orto
ciliegie bellissime ma tanto bacate e
fave da raccogliere a breve

giovedì 13 maggio 2010

senza pannolino

oggi il frullecchio ed io abbiamo fatto un passo avanti.
spero.
ovvero: pipì in un contenitore.
avevo provato a farlo "sedere" contro la mia pancia sul water e in questo modo ha fatto ben 4 pipì. ma quando poi ci ho riprovato, piangeva. dunque, dopo giorni in cui facevamo l'allenamento sonoro accompagnando con un sssssccchhhh le pipì fatte senza pannolino sdraiato sul fasciatoio - con ovvia bagnatura di body, asciugamani ed annessi e connessi - oggi ho preso un contenitore di quello per alimenti non tanto grande e quando ho visto che stava per farla, ho direzionato il getto di pipì in modo che finisse li dentro. Diego non si è quasi bagnato e mi sembra abbia apprezzato. sicuramente è stato meglio di quando è capitato che fosse tutto bagnato di pipì!
abbiamo ripetuto l'esperienza un'altra volta e domani continuiamo la sperimentazione.
e poi, al più presto: pannolini lavabili che non ne posso più di vedere quanti patozzi finiscono nella pattumiera...

martedì 11 maggio 2010

eh?


è passato solo un mese e mezzo, ma io non mi ricordo che prima che nascesse il frullecchio io ero così...
e si che presa dall'alto snellisce!
reset post parto?

lunedì 10 maggio 2010

l'arte di insegnare

ieri sera leggo questo post e stanotte, sveglia nella pausa d'allattamento continuo a pensarci. C'è qualcosa che mi ronza nella testa ma che riesco a focalizzare solo a fine poppata del frullecchio. e questa cosa ha bisogno di una breve piccola storia, una storia mia.

mia mamma ha insegnato alle elementari. Ricordo perfettamente che la sera, se non riuscivo ad addormentarmi, mi mettevo nel letto grande con lei che con la lucina del comodino leggeva i quaderni dei suoi alunni, correggeva, metteva dei commenti. si, non metteva dei voti, dei bene, dei bravo, dei bravissimo, ma ci metteva dei commenti articolati che ricordo come dei suggerimenti e che, ora, rileggo come insegnamenti: "Luca, concentrati quando fai le sottrazioni perchè sono quelle su cui fai più erroi" "Debora, attenta alle doppie che ti fanno inciampare" e via dicendo.
certo è che quest'attenzione le richiedeva più tempo di un voto, del tempo che potremmo definire straordinario. ma per lei, e per me neppure, quel tempo era straordinario, perchè faceva parte integrante del suo lavoro.

mia zia,anche lei insegnante elementare, che probabilmente a settembre andrà in pensione, non esce mai da scuola prima delle 18 e credo che arrivi sempre allo stesso orario la mattina. non è raro neppure trovarla impegnata nel finesettimana a tagliare articoli, immagini per i suoi alunni, a preparare i lavori della settimana, a correggere quaderni, a ragionare sulla propria classe.
(ne avrei altri due di esempi, sempre zii insegnanti che, una alla materna e uno in pensione da un paio d'anni ho sempre visto estremamente impegnati nel loro lavoro.)

mio padre invece, per chiudere il quadretto, è artigiano da trentanni. anche li, gli straordinari non esistono, esiste il lavoro.

ecco perchè il post di Panzallaria mi ha fatto risuonare una cosuccia: è che quegli insegnanti che fanno solo due riunioni all'anno con i genitori dei propri alunni perchè hanno avuto un taglio, mi stonano un po'.
non che non abbiano ragione di astenersi se non sono pagati, ma dipende a cosa si da valore.
e ho l'impressione che il valore all'insegnamento che tanto viene svalutato dai genitori, parta da una svalutazione che in primis è agita dagli insegnanti stessi...
e poi, provocatoriamente, vorrei chiedere all'insegnante di religione - ops...delle religioni - perchè non se le studia le altre religioni che dimostra di non conoscere...
e ancora: come l'artigiano, questa mia e la storia di Panzallaria dicono che insegnare è un'arte, non una scienza. e per l'arte non c'è orologio che regga e che per farlo bisogna avere/costruirsi/implementare le proprie capacità artistiche, e bisogna essere curiosi.

(link al blog di Panzallaria)

sabato 8 maggio 2010

bibliografia maternità

elenco dei libri che ho letto e ritenuto interessanti sul tema della maternità e sui primi mesi dei bambini:

Portare i piccoli di Esther Weber, ed. Leone Verde
Venire al mondo e dare alla luce di Verena Shmidt, ed. Urrà
Bebè a costo zero di Giorgia Cozza, ed. Leone Verde
Senza pannolino di Laurie Boucke, ed. AAM Terranuova
Il massaggio per i bambini di C. Voormann e G. Dandekar, ed. Tecniche Nuove
Aspetto un bambino di Laurence Pernoud, ed. Piemme
L'alimentazione in gravidanza di Leonella Nava, ed. Red!
Abbiamo un bambino di Grazia Honneger Fresco, ed Red!

consigli per ulteriori letture?

martedì 4 maggio 2010

una mamma da url


incredibile! avete presente quelli che prendono 10 biglietti delle varie lotterie e già lo sanno che non vinceranno mai nulla, quelli che partecipano ai blog candy per spirito di gioco e di circolazione delle idee perchè alla fine è chiaro che non vinceranno niente, quelli che manco sanno come funzionano i vari lotti, enalotti, schedine, grattaevinci, ecco. io faccio parte di quelli, perchè nella vita, quando prendo un biglietto della lotteria lo faccio per sostenere l'associazione piuttosto che la realtà, tipo adesione di una raccolta fondi, perchè è chiaro che non vincerò mai nulla e mai ho vinto nulla...fino ad oggi!
si, ho vinto una copia di UNA MAMMA DA URL
allora ne faccio pubblicità, poi, il tempo di leggerlo e mi riprometto di scrivere una recensione.
incredibile veramente...