domenica 26 luglio 2009

biennale di Venezia



we are dynamic. we want to be in control.
we like to live together, but apart.
the future is now.
Marjetica Potrc

mercoledì 22 luglio 2009

Genova per noi


nove anni fa ricordo esattamente come stavo.
era il giorno dopo Genova, dopo i due giorni che passai a Genova, ma quello era il giorno dopo il caos e la paura.
a noi non successe nulla: eravamo in una posizione del corteo che non ha neppure sentito odore di lacrimogeni ma la tensione si sentiva anche li. il ricordo lucido di piazzale Kennedy la sera, tutti dentro asserragliati con la paura.
il giorno dopo ero a casa dei miei genitori e ho visto il tg che trasmesse le immagini delle cariche. ho cominciato a piangere e ad avere ancora più paura di quanta non ne avessi sentita il giorno prima in piazza, tra le strade e la gente.
ho visto in quel momento cosa mi sarebbe potuto succedere e cosa è successo a tanti come me. e ancora non si sapeva nulla delle torture a Bolzaneto.

mi fa male pensare che ricordo vividamente quel giorno per la paura che ho provato, per il terrore, lo sconforto, il dolore, la rabbia che ho sentito.

martedì 21 luglio 2009

l'alcool fa male



ecco, lo sapevo. ma non sapevo di saperlo. c***o.
oggi è un giorno abbastanza marrone. di quelli che ti alzi dopo 20 minuti che la sveglia è suonata e ti ricordi perchè l'avevi puntata a quell'ora. poi ti metti in macchina, accendi l'autoradio e capisci che lo sapevi già.
Aspettavo al varco che i politici si mettessero a parlare di pedagogia e di educazione (come se il loro lavoro non c'entrasse nulla, ogni giorno, in ogni loro mossa) ma li aspettavo perchè non avevano ancora esplicitato, detto, nominato la pedagogia e l'educazione. adesso si.
la Moratti dice al mondo intero che bisogna occuparsi dei giovani perchè si è preoccupati della loro salute, perchè bisogna educarli, pedagogicamente parlando.
dunque, VIETATO VENDERE ALCOOL AI 16enni.
fa niente se tanto possono prendere il porto d'armi, ma non devono rovinarsi con l'alcool. qualche genio del suo entourage si spinge a dire che l'alcool è addirittura una droga (ma va???????).
dunque per educare bisogna restringere il campo, vietare, stargli addosso a questi 16enni, mica insegnare loro a parlare, a guardare, a sognare, ad immaginare, a creare, a stare nel mondo e a criticarlo sperando che evolva. no.
punire.
a 16 anni.
peccato che la stessa sindaca milanese abbia messo in crisi tutte le vacanze dei bambini e ragazzi delle colonie estive, peccato che le educatrici dei nidi comunali siano in perenne stato di precarietà e di denuncia della mala gestione dei servizi educativi, peccato che servizi per il reinserimento sociale dei ragazzi che passano per il Beccaria siano stati debellati.
sconfortata, entro al centro estivo dove lavoro. ne esco dopo tutta la giornata. una giornata densa, di quelle che ti ricorderai, perchè ha insegnato a me, alle colleghe e ai bambini che creare spazi di benessere serve e che questa cosa si può fare solo attraverso una sana relazione tra adulti e bambini.
è vero, è l'alcool che fa male. e punirlo è la scelta più educativa che si possa fare.
mica stare insieme, mica parlare: punire.

domenica 19 luglio 2009

stragi di mafia

tipo 15/16 anni fa nella mia scuola superiore, il collettivo organizzò un incontro con Antonino Caponnetto.
quell'uomo anziano con le sue parole mi viene sempre in mente in giorni come questi.
piccolo, autorevole, serio parlò due ore nella palestra del Natta di Milano a 500 studenti circa.
io dovevo essere in seconda o in terza superiore, non ricordo bene. ma quell'incontro per me, così lontana dalle terre di Sicilia, dalle terre della mafia, mi aprì gli occhi e il cuore.
qualche anno fa conobbi alcuni ragazzi di AddioPizzo in un'iniziativa organizzata in zona.l'incontro fu forte anche li, come con Caponnetto.
il loro slogan UN INTERO POPOLO CHE PAGA IL PIZZO è UN POPOLO SENZA DIGNITA' mi porta alla responsabilità di chi vive in una terra, al nord, che negli anni è diventata la anch'essa terra della mafia. la terra della corruzione che ci accomuna tutti da nord a sud per il pensiero, corrotto e "sporco", clienterista e fatto di conoscenze dove nessuno si assume la propria responsabilità preferendo sempre scaricarla sulle spalle del proprio vicino, quello più sfigato, ovviamente.
dunque io mi assumo le mie responsabilità per ciò che faccio e che dico.
ma la questione rimane: come culturalmente è possibile insegnare che è un valore e non un peso la capacità di assumersi la propria personale responsabilità?

giovedì 9 luglio 2009

SoStare - il mio non tema

È strano trovarsi davanti a un Non Tema quando le cose sembrano precipitare davanti a noi.

Il premier che continua a tenere l’attenzione sul suo pisello e il suo machismo, una rivoluzione in Iran, gli sbarchi bloccati tra Libia e Italia, la tragedia delle vite degli aquilani dentro le tende, l’esplosione di un quartiere di Viareggio e il migliaio di persone senza casa. Potremmo continuare. A lungo, ahimè.

È che si parla di tragedie che ci attraversano e che sembrano non fermarsi, come se avessero paura d’essere elaborate.

Come accadimenti di passaggio.

Non avere un tema “fresco” attorno a cui confrontarci mi fa pensare all’esigenza di sostare sull’esperienza per apprendere qualcosa da essa. Mi sembra che il ritmo frenetico con cui sappiamo – o non sappiamo- ciò che accade nel mondo, ci porti a volte altrove, nell’inseguimento delle stesse senza avere il tempo per sostare.

La situazione degli abitanti di L’Aquila che vivono in tenda è oggi ben diversa da quella di tre mesi fa. Allora era una situazione d’emergenza, oggi è la quotidianità. Sul tema del mese di maggio “cosa velano le veline” si stanno muovendo idee e iniziative che hanno bisogno di tempo: tempo per essere prese, tempo per essere elaborate, fatte proprie e poi rilanciate per una condivisione (fisica e virtuale), per una crescita personale e (sperem!) culturale.

Tutte azioni che hanno bisogno di tempo.