martedì 30 giugno 2009

Dedalo Blog


sul blog dello Studio Dedalo - dove, ogni mese, ci si ritrova a parlare di cosa l'educazionil quotidiano centri con l'educazione - il tema di questo mese è il seguente:

IL NON TEMA DI GIUGNO:
È difficile trovare un tema questo mese. Tutta l’attualità pare gravitare intorno alla mancanza di senso etico e morale del Presidente del consiglio e, al di là che lo si voglia attaccare o difendere a noi spaventa che non ci si riesca a decentrare da queste discussioni, col rischio di assistere alla diminuzione progressiva della lucidità del nostro pensiero. Questo salotto vuole quindi permettere il decentramento. A tutti voi la possibilità di lanciare qualsiasi tema, purchè non c’entri con i soliti due o tre che stanno abitando la tv in queste settimane.

cos'è che vi verrebbe da suggerire?
il salotto virtuale dello Studio Dedalo lo trovate cliccando qui

giovedì 25 giugno 2009

sushi game

i giochi che insegnano...a cucinare il sushi!
provare per credere!
clicca qui

questo suggerimento l'ho trovato sul blog verdERBA e Liriope

mercoledì 17 giugno 2009

Italia

Non vedo che altro nome gli potrei dare. Una cosa che assomiglia pericolosamente a un essere umano, una cosa che dà feste, organizza orge e comanda in un paese chiamato Italia. Questa cosa, questa malattia, questo virus minaccia di essere la causa della morte morale del paese di Verdi se un conato di vomito profondo non riuscirà a strapparlo dalla coscienza degli italiani prima che il veleno finisca per corrompere le loro vene e per squassare il cuore di una delle più ricche culture europee.
(José Saramago, scrittore)

martedì 16 giugno 2009

da L'Aquila

leggete, leggete, leggete....

Cara Redazione,
sono Pina Lauria e sono residente a L’Aquila; attualmente “abito” presso la tendopoli ITALTEL 1, perché alla mia casa, che devo ancora finire di pagare, è stata assegnata la lettera E, che in questo drammatico alfabeto significa “danni gravissimi”.
Scrivo per illustrarvi alcune considerazioni, di carattere generale e, più in particolare, relative alla qualità della vita nei campi.
Intanto, evidenzio la grande confusione che c’è nella città: a quasi due mesi dal terremoto, viviamo ancora uno stato di emergenza. Uno dei grandi nemici di questi giorni, e dei prossimi, è il caldo: arriveranno i condizionatori ma risolveranno ben poco perché, come sicuramente sapete, il condizionatore funziona in una casa, con le pareti di cemento e con le finestre chiuse, non in una tenda, dove il sole batte a picco e da dove si esce e si entra….inoltre, la tenda non è che si chiude ermeticamente!
Allora, il problema vero è questa lunga permanenza nella tendopoli alla quale saremo costretti fino ai primi di novembre. E’ assurdo ed inconcepibile che, per saltare una “fase”, come ha detto il Presidente del Consiglio, bisogna aspettare circa sette mesi per avere una casa, comunque sia. E a novembre, se le cifre rimangono quelle dette dal Governo e dalla Protezione Civile, saranno soltanto 13 mila i cittadini aquilani che potranno lasciare le tende. Su questo vorrei chiarire che si sta assistendo ad un balletto delle cifre che nasconde una amara verità. Mi spiego. Queste cifre si riferiscono alle verifiche finora effettuate ed alle risultanze avute. Si sta ragionando in questi termini: se su un tot di case verificate, è risultata una agibilità pari al 53%, e mantenendo questo trend, allora le case inagibili saranno all’incirca 5.000 per 13 mila persone.
L’agibilità è stata dichiarata per le abitazioni dei paesi vicini a L’Aquila; i quartieri nelle immediate vicinanze del centro storico, a ridosso delle mura (Sant’Anza (il quartiere dove abito), Valle Pretara, Santa Barbara, Pettino, tutti molto popolosi, hanno le case inagibili.
Inoltre, bisogna considerare che il centro storico ancora non viene sottoposto ad alcun tipo di verifica perché, a tutt’oggi, è zona rossa.
Nel centro storico risiedono circa 12 mila cittadini, senza contare i domiciliati, soprattutto gli studenti fuori sede. Allora, a novembre dovrebbero avere la casa almeno 26.000 cittadini, facendo un calcolo al
ribasso perché, considerando anche gli abitanti dei quartieri distrutti, gli immobili da recuperare con interventi molti consistenti e, quindi, con tempi necessariamente lunghi, sicuramente le abitazioni necessarie dovrebbero essere sull’ordine delle 45 mila persone.
Questo è il futuro che ci aspetta e lo tengono nascosto! Ma il Presidente del Consiglio ha detto che, comunque, le tende sono già dotate di impianto di riscaldamento, e quel”già” mi ha molto inquietato.
Non possiamo accettare di restare nelle tende fino a novembre, e sicuramente fino a marzo del 2010!
Questo ragionamento lo stavo facendo alcuni giorni fa al campo: prima con alcune persone, poi si sono avvicinati altri ed eravamo diventati un bel gruppetto: dopo alcuni minuti dal formarsi dell’”assembramento non autorizzato”, sono arrivati i carabinieri, in servizio all’esterno del campo. Ho chiesto se ci fosse qualche problema. Mi hanno risposto che non c’era alcun problema, ma restavano anche loro ad ascoltare.
Conclusione: dopo alcuni minuti, tutti ce ne siamo ritornati nelle tende.Racconto questo episodio, e ne posso citare tanti altri (ad alcuni componenti di vari comitati cittadini, che stavano raccogliendo le firme per il contributo del 100% per la ricostruzione o ristrutturazione della casa, è stato vietato l’accesso nei campi), per denunciare quello che definisco la sospensione dei diritti garantiti dalla nostra Costituzione: libertà di opinione, di parola, di movimento.
Ora, posso comprendere, anche se non giustificare, un tale comportamento nel primo mese, che secondo me rappresenta la vera fase di emergenza, ma far passare tale logica antidemocratica per 7 mesi, ed anche di più, somiglia più ad un colpo di Stato che ad una “protezione civile”. Adesso mi trovo per qualche giorno a Bologna, presso mia figlia Mara che sta ultimando un dottorato in Diritto del Lavoro (senza borsa, perché l’Alma Mater non aveva i fondi a sufficienza per finanziare tutte e quattro i posti messi a bando: Mara si è posizionata terza, paga una tassa di iscrizione al dottorato di circa 600 euro l’anno e un affitto di 500 euro mensili, più le spese); proprio questa mattina ho dovuto chiamare il responsabile del mio campo perché la famiglia che abita con me mi ha informato che si stavano effettuando i controlli per assegnare il nuovo tesserino di residente al campo (ne possiedo già uno). Mi ha preso una tale agitazione tanto da sentirmi male: questa procedura che si ripete spesso nei campi, l’esibizione del documento e l’autorizzazione di accesso per gli “esterni”che ti vengono a fare visita, e magari sono i tuoi fratelli, sorelle, madri e padri che hanno trovato sistemazione in altri campi o luoghi, il fatto che adesso, nonostante avessi preventivato di stare un po’ di tempo con mia figlia, debba rientrare per avere di nuovo il tesserino, dietro presentazione di un documento di riconoscimento, anche se sono già tre volte che i responsabili del campo hanno annotato il numero della mia carta di identità, mi scuote in maniera incredibile. Ma la Protezione Civile mi deve proteggere in maniera civile o mi deve trattare come se fossi in un campo di concentramento? Il responsabile del mio campo, quando gli hoparlato questa mattina, mi ha detto che non c’era alcun problema, che potevo tornare quando volevo, riconsegnare il vecchio tesserino e prendere il nuovo, e comunque dovevo comunicare l’allontanamento dal campo, la prossima volta che ciò sarebbe accaduto. Mi chiedo: perché devo comunicare i miei spostamenti? La tenda, adesso, è la mia casa ed ho timore che lo sarà per molto tempo, almeno fino a novembre. Quale è la norma che mi impone di comunicare i miei spostamenti? Se mi si risponde che si è in presenza di una situazione di emergenza, e che tale situazione durerà mesi e mesi, allora siamo veramente in presenza di un pauroso abbassamento del livello di democrazia!
Non sono “vaporosa”, non sono arrabbiata: sono esacerbata! Ritengo che la nostra città stia diventando non una città da ricostruire, ma una città “laboratorio”, in cui si vuole sperimentare il nuovo modello di società: privo di diritti, passivo, senza bisogni: quello che ti do è frutto della buona volontà dei volontari o dell’imperatore e lo prendi dicendo anche grazie! Mi rifiuto! E si rifiutano i cittadini aquilani! Sui nostri corpi, sulle nostre menti, sulle nostre coscienze, sulle nostre memorie nessuno ha il diritto di mettere le mani! Un’altra considerazione: le tende dell’emergenza sono tutte di otto posti, per poter accogliere, in tempi molto brevi dopo l’evento catastrofico, il maggior numero di persone. Di conseguenza, ci sono moltissime situazioni di promiscuità (la vivo io stessa, con un’altra famiglia che ha due bambini piccoli). Ritorno sempre alla considerazione di prima: una situazione di promiscuità può essere proposta ed accettata, a causa del disorientamento totale in cui ognuno si trova dopo un evento così terribile, per un mese, ma non per 7 o più mesi! In alcune tende sono insieme anche tre nuclei familiari! Mi chiedo: non si vogliono utilizzare i containers, ma allora il Presidente del Consiglio, che ha tante bellissime idee (sulle donne, sui giudici, sul Parlamento, sulla Costituzione) perché non pensa a far arrivare tende da quattro? O meglio, perché non riesce a garantire, da subito, una sistemazione dignitosa, senza costringermi ad andare sulla costa o in appartamenti situati nell’ambito della Regione Abruzzo, sicuramente non a L’Aquila, dove vi è la distruzione totale?
Proprio ieri, un gruppo di psicologi ha affermato che tale situazione di promiscuità sta distruggendo le famiglie perché, a parte le discussioni che ci sono, dalle cose più grandi a quelle più piccole (pensate che si sta litigando anche per i condizionatori, quelli che li hanno, perché alcuni li vogliono accesi, i “coinquilini” li vogliono spenti; chi vuole guardare la televisione e chi vuole riposare), la mancanza di intimità e di momenti privati determina nervosismo e sensazione di annullamento di ogni sentimento, senza considerare che nei campi non esiste nessun momento di intimità, né nei bagni, né nelle docce, né a pranzo né a cena.Non posso restare in silenzio ed accettare passivamente: voglio essere protagonista della mia vita e della ricostruzione della mia città, e non voglio sentirmi come una partecipante del Grande Fratello! Non abbiamo intenzione, noi Aquilani, di essere triturati dalla societàcdello spettacolo: alle menzogne mediatiche opporremo la nostra intelligenza, volontà e coraggio….e la nostra rabbia.L’Aquila è la mia, la nostra città e non è in vendita, per nessuno!Spero che questa mia lettera venga da voi presa in considerazione: sono forte, coraggiosa…come tutti voi e spero che possiate darmi voce.
Vi ringrazio, di cuore…anche se spezzato!
Ciao a tutti

l'articolo lo trovate anche su http://miskappa.blogspot.com/

domenica 14 giugno 2009

senza mani

ieri, ore 20, in bicicletta lungo l'argine del naviglio martesana ho imparato una cosa nuova: ad andar in bici senza mani.
non ci sono mai riuscita. i miei tentativi piegavano sempre pericolosamente verso l'asfalto.
ieri, dopo una giornata lunga ed impegnativa di lavoro, torno a casa da Melzo con la mia bottecchia rossa; all'altezza di pozzuolo decido di deviare e raggiungere l'orto a cassano. mi fermo un attimo, due chiacchere con K., guardo i pomodori che cominciano a colorarsi, i cornetti che stanno tirando gli ultimi, le melanzane in fiore e le insalate che crescono. c'è anche il peperoncino piantato da A. un saluto allo stagno con i gigli attorno e le rane che saltano e poi di nuovo in bici per tornare a casa. lentamente prendo la via più lunga, arrivo sull'alzaia: naviglio a destra che scorre con me, sole in faccia ancora caldo ma giallo oro negli occhi. pochi ciclisti, pista libera.
la mente non pensa, è in stand bye, la mano sinistra si stacca dal manubrio e anche la destra. lenta, zavorrata dal peso nelle tasche sulla ruota posteriore, tengo le mani lontane dal manubrio. lo sguardo sulla strada, l'attenzione ai piedi e l'equilibrio si gioca sul bacino.
riesco...!
mi emoziono godendomi questa conquista: a 32 anni ho imparato ad andare senza mani!
non so se l'emozione è più per il fatto di andare senza mani o per aver imparato ancora una cosa nuova, a dimostrar che si continua ad imparare a 32 anni anche e ancora con il corpo.

venerdì 12 giugno 2009

una basta

rispondendo a PontiTibetani:
poi ci sono delle singole morti che colpiscono duro. che sembrano tante ed invece è uno. che però se le guardi allargando un po' il fisheye coinvolge anche altre due, tre, situazioni di morte.
ieri un bambino di 9 anni si è impiccato.
non è un morto per la strada, non è un morto sul lavoro: è un morto (piccolo) da assenza di intervento sociale.
su quel comune ci lavoriamo come cooperativa con il servizio di adm a cui lui non è arrivato. una collega mi dice che per il paese si dice, ora, che era un bambino un po' sofferente. ma nessuno se n'è mai fatto carico.
e lui, ieri, a 9 anni, si è impiccato.
sono decisamente incredula ed allibita.

lunedì 8 giugno 2009

amaro

ci sono giorni come questi, dopo un voto europeo che mi fanno pensare molto.
la partecipazione al voto al 66% (e che voti!)
la sinistra è extraparlamentare in Italia (vorremo mica chiamare sinistra il pd???)ed ora anche in Europa. eppure due forze della sinistra italiana si perdono e ci fanno perdere questa possibilità di rappresentanza perchè non si trovano...
so che non è facile stare insieme. almeno i punti fondamentali devono essere condivisi. ma poi, non si può mettere da parte un po' di personalismi per poter veramente rappresentare gli elettori e una parte d'Italia??
certo, se la legge fosse diversa...certo, se l'Italia fosse diversa...certo, se gli italiani fossero...fossero cosa???? diversi????
rabbia.
da amaro in bocca che ti rimane per tutto il giorno.
un suono sordo che si rimane dentro me.
autocritica, ipercritica, punti sulle i.
ecco, mi sembrano tutti punti sulle i.

ed è in questo clima che mi vien da pensare a quello che scrissi ieri (10 anni di cas) e alla sua importanza.
dopo di che, oltre alla critica, se una cosa non mi va bene così com'è, o mi tiro su le maniche per cambiarla o per tentare di farlo, oppure mi metto in una posizione di "sudditanza" dove non decido nulla e subisco ciò che accade e però non spacco le palle al mondo criticando e nulla più.
forse è tempo non solo di criticare ma di agire.
anche con le parole, oltre che con i gesti.
nel lavoro, nella vita sociale, nella politica.
ad ognuno il suo preferito.

domenica 7 giugno 2009

10 anni di C.A.S.



ci sono date che segnano il tempo dell'esperienza e che ti mostrano il pezzo di storia che ti appartiene.
due domeniche fa abbiamo festeggiato i 10 anni della sede del C.A.S. (Centro Attività Sociali) di Inzago. c'erano alcuni di quelli che hanno fatto si che il cas sia nato trentacinque anni fa e tanti di quelli che, come me, dieci anni fa hanno impiegato voglia, tempo, energia, pensiero perchè questa realta rimanesse viva ed anzi, crescesse.
in questi dieci anni, ho in un primo tempo fatto riunioni,scritto una tesi su questa realtàò,organizzato incontri ed iniziative, mi sono divertita, incazzata, scazzata, annoiata, mi sono allontanata dall'organizzazione e dal gruppo dei promotori,diventanto una dei fruitori.
Ma se, dieci anni dopo, questo spazio fisico c'è ancora, nonostante le sue difficoltà e le critiche che gli si possono rivolgere sul piano della funzione "sociale" dello spazio, se il Cas c'è, è per tutti quelli che ci sono stati anche solo per qualche giorno, o chi, persevera da anni, e per i ragazzi che lo tengono aperto e che utilizzano lo spazio per ascolatarsi la "loro" musica.
il Cas c'è.
ora io giro l'angolo di casa mia e sono al cas.
e mi fa piacere pensare che nella provincia di Milano, in un paese di 9.000 abitanti dove mancano le piste ciclabili, dove non c'è la cura del patrimonio naturale che ci colloca ancora in campagna nonostante la quantità di cemento degli ultimi anni, nonostante i voti alla lega e al pdl, ci sia uno spazio dove, volendo, è possibile dire e fare cose fuori dal coro.
anche perchè ora come ora il solo avere un luogo dove trovarsi con altre persone e non necessariamente consumare, è una preziosità.
trovarsi, incontrarsi, confrontarsi, discutere, fare due chiacchere, uscire da casa.
una volta il luogo era la piazza ora il centro commerciale ed io sono contenta di avere il CAS ad Inzago!

foto di Claudia: grazie!