mercoledì 30 dicembre 2009

il mondo in casa

succede ormai da parecchi anni: per noi le giornate di festa e di vacanza attorno a Natale sono giornate intense di visite e reincontri.
nella nostra casetta arrivano gli amici che sono stati altrove e che stanno per ripartire per altri lidi. é un po' come se la nostra casa fosse un nido a cui arrivare in questi giorni: F. preso da una tournèe in giro per l'Italia e quasi in partenza per l'Australia, L. detto il B. in una pausa da Bruxelles, P. tornato da Gaza e in procinto di ripartire per Gerusalemme, L. in vacanza dalla Spagna.
tutti qui.
racconti, incontri, scambi di musiche, film, uncinetto e maglia sul divano, un pezzetto di formaggio, un po' di macedonia e la lanterna fatta con la buccia di mandarino.
e noi qui, in attesa di questo cucciolo che si fa sentire e che cresce nella mia pancia. e l'anno prossimo ci sarà anche lui a sentire queste voci, queste parole e queste esperienze dalle bocche di amici che si vedono raramente e che stanno in giro per il mondo.

sabato 5 dicembre 2009

mercoledì 2 dicembre 2009

cyprus in 3 - parte terza


La mattina la colazione è un piatto di frutta affettata, del pane tostato, due fette di formaggio, pomodoro, olive e cetrioli che accompagnano il the. il tutto con vista direttamente sul mare e con il sole che ci scalda la pelle.
Un giro nelle spiaggie limitrofe ci fa capire che la pulizia non è proprio di casa: il mare è bello e l'acqua trasparente ma sulle spiaggie si accomulano un sacco di spazzatura, cose lasciate li dai bagnanti e oggetti portati dal mare.
Vista la temperatura però non resistiamo e a mezzogiorno ci infiliamo il costume e saggiamo l'acqua della spiaggia sotto l'Oasis. Fredda, ci immergiamo a metà e non andiamo oltre, ma un mezzo bagno il 23 di novembre io non l'ho mai fatto!
Nel pomeriggio giriamo un po' la penisola e poi torniamo a goderci il suono del mare, la cena servita alle 18.30 e poi le stelle del cielo.
Il mattino dopo ci rimettiamo in macchina verso Famagosta.
9 km prima della città ci fermiamo a Salaminas, un importante sito archeologico di un'antica città attraversata anche quella da greci, romani e chi più ne ha più ne metta.
dopo un giro di un paio d'ore tra rovine perfettamente conservate dal tempo e non tanto dagli interventi realizzati e dalla cura mostrata, riprendiamo la macchina e raggiungiamo Famagosta dove cerchiamo il miglior kebab della città invano.
All'ennesima ci fermiamo in uno in zona universitaria e capendoci a spanne con il cameriere, ci gustiamo due kebab buonissimi che digeriremo a notte fonda.
Anche Famagosta ha un centro storico minuscolo circondato da mura veneziane all'interno delle quali si ergono tre vecchie chiese gotiche- di una a dir la verità ciò che ne rimane - convertite a moschee.
Usciti dal centro con un bel pacchetto di baklava, ci dirigiamo verso il quartiere Varosia. Lasciata la macchina affianco al Palm Hotel, attraversiamo la spiaggia e osserviamo da lontano il paesaggio desolato di palazzoni, alberghi, case che si affacciano sul mare, vuoti da 35 anni.
Filo spinato e cartelli circondano il quartiere fantasma sotto presidio dell'Onu mentre i militari giocano a basket in un campo nuovo fiammante poco distante.
Costeggiamo le case disabitate, le chiese precise con solo qualche vetro rotto dal tempo cercando la strada che conduce a Deryneia ma ci perdiamo e non ci arriveremo mai. Chissà se i bambini di Famagosta, dirimpettai di quella assurda recinzione di vuoto e cemento che non si può neppure fotografare, giocano ad oltrepassare il confine...

Ci dirigiamo verso Larnaca e per arrivarci superiamo il confine ed entriamo nel territorio britannico dove strade pulite e rotonde con case perfettamente english marcano la differenza con i turchi di prima e con i greci di poi.
Raggiungiamo Larnaca e l'albergo. Lasciamo la macchina e il giorno dopo in volo lasciamo Cipro.

cyprus in 3 - parte seconda


Il giorno dopo lasciamo Nicosia e chiediamo alla tizia dell'albergo dove possiamo attraversare il confine, la linea verde con la macchina per andare verso Kyrenia.
Lei sgrana gli occhi: non lo sa.
Noi rimaniamo perplessi: com'è che in una città che per attraversarla tutta ci vogliono venti minuti scarsi attraversando il confine,la receptionist dell'albergo non sa dov'è il check point????
sbalorditi saliamo in macchina e raggiungiamo un confine fuori dalle mura che sappiamo essere attraversabile solo a piedi.
troviamo un presidio di kurdi davanti al passaggio che ci consegna un volantino in inglese sulla situazione del loro popolo in turchia. Vorrei dirgli che Ocalan è cittadino onorario del nostro bel paesello padano ma l'inglese mi si blocca in gola.
Il militare greco cipriota che è al confine ci da la fotocopia di un foglio scritto a mano con le indicazioni stradali.
Sempre più allibiti risaliamo in macchina e cerchiamo di seguirle: con nostra ulteriore sorpresa il passaggio non è indicato da cartelli stradali.
raggiunto il confine, tibri e assicurazione per la macchina (3 gg - 20 euro)ed entriamo nel territorio turco cipriota.
Il paesaggio urbano cambia di colpo e le case hanno altre forme, ci siamo lasciati alle spalle i cartelli scritti in greco e approntiamo il turco.
Ci dirigiamo verso Kyrenia e poi ci concediamo una deviazione con pausa al paese di Bellapais. Una splendida chiesa ormai inutilizzata e un bel paesino che si inerpica sulla collina che guarda il mare. tutto qui.
Riprendiamo la macchina e procediamo verso la punta nord est dell'isola, la penisola di Karpasia. Il mare ci sta a sinistra ed è bellissimo come il tempo: maglietta con maniche corte al sole e siamo a novembre!

A parte un pezzo allucinante di strada, il paesaggio è splendido e dalla macchina si vedono poco più sotto belle spiagge.
La nostra meta è l'Oasis Hotel e Restaurant di Dipkarpasia che raggingiamo a metà pomeriggio un po' affaticati dal viaggio.
Il posto è splendido in questa stagione e siamo gli unici clienti.
La sera ceniamo li: pesce alla piastra e verdure. La sera a guardare un po' il mare e poi a letto con un bel libro prima che spengano il generatore!

domenica 29 novembre 2009

cyprus in 3 - parte prima


Atteriamo a LARNACA (nella Repubblica di Cipro); arriviamo la sera e ci accompagna in albergo la mamma di Rea che abbiamo conosciuto a Malpensa nell'attesa del volo. Entrambe sono stupite della nostra scelta: fino a due settimane prima si faceva il bagno!
ma già la temperatura che ci accoglie appena usciti dall'aereoporto ci fa pensare che dopotutto non sia così male, anzi...
Larnaca non la vediamo proprio e il giorno dopo ci dirigiamo con l'auto a Nicosia, capitale di due stati.
Arriviamo in una quarantina di minuti, parcheggiamo e ci addentriamo nel centro storico a piedi. non capiamo all'inizio le distanze e le dimensioni: dalle mura che circondano la città alla frontiera controllata dall'ONU ci si impiega 10 minuti di camminata tranq con il naso in aria a curiosare, guardare, osservare.
Dopo un paio di giri con visita al mercato di frutta e verdura, passiamo il confine.
50 metri, forse 100 dove i palazzi dirempettai d'una via che tagliava cipro fino al 1974 sono impacchettati da una rete fintamente disegnata: quella è la linea verde, disabitata e controllata dai militari dell'ONU. Case vuote da trentacinque anni.
Passaporto, fogliettino con timbro rosso e rettangolare di ingresso alla frontiera turco cipriota e di la un altro paese che si snoda nella stessa geometria della città di Nicosia. Sono diverse le merci esposte nei negozietti, la lingua che si sente, il modo di usare e stare nello spazio collettivo, nella piazza. La vecchia chiesa è stata trasformata in moschea togliendo vetrate e imbiancando a calce l'interno.
Timbro blu ovale alla frontiera.
Di ritorno nella parte greco cipriota ci perdiamo nel buio e nei caratteri greci dei nomi delle strade per poi alloggiare in uno dei pochi alberghi del centro.
A cena conosciamo George e Iota - contattati attraverso couch surfing - che ci portano a mangiare piccoli morsi della cucina greca. Zazziki, suvlachi di pollo, frittelle di verdure, insalata di cetrioli, pomodoro, insalata, cipolla, manzo e salsiccine (tutta la carne è cotta alla griglia). Dopo cena ci portano a fare lo sport cipriota (lo chiamano così!) ovvero sedersi in un caffè alla moda poco fuori dalle mura e guardare chi passa mentre si beve un caffè latte lunghissimo e ghiacciato.

mercoledì 25 novembre 2009

nicosia

mercato di frutta e verdura
a lefkosa - una bimba mangia una mela seduta sulle cassette
piazza
a lefkosia - bambini corrono e giocano tra loro
in mezzo un muro, due lingue, due monete,
la voce del muezzin e quella del pope,
due stati, due origini, lo stesso 1974.


viaggio e poi torno

viaggio e poi torno qui con un sacco di cose che vorrei mettere nel blog, con l'idea che prima o poi lo metto a nuovo, che forse non ci scrivo tanto anche perchè vorrei inserire due/tre sezioni.
della serie basta andar via 4 giorni e torno con un sacco di idee.
basta metterle in pratica.
e si sa che sta cosa è proprio il mio forte: vorrei ma poi....

mannaggia a me.

mercoledì 11 novembre 2009

eco

oggi sono andata a fare l'eco e mi sono trovata sta gine proprio severa. io non so, me le becco tutte io o è un lavoro tanto di merda?(a me non sembra...guardi nella pancia delle donne che aspettano un figlio...manco stessi 8 ore in piedi con una pressa tra la mani...non so..) o forse mi sono rotta le palle dei continui lamenti di tutti.

ecco, forse è proprio quello...

sto sport nazionale mi sembra una finta e una scusa per tutto: e sinceramente, anche se anch'io ogni tanto ci cado, non ne vedo il motivo nella maggior parte delle situazioni.

oppure mi sto lamentando anch'io?

domenica 8 novembre 2009

deliri

certo che con la febbre mi sono proprio data un compito impossibile da realizzare:
ieri e l'altro ieri neanche mi reggevo in piedi ed io che volevo scrivere un post al dì!
sarà un semplice e innocente delirio da febbre?

nel frattempo ho finito AMLETO, ALICE E LA TRAVIATA di Lella Costa.
interessante, decisamente.
anche se ricordavo una recensione che lo dava come un lavoro unico tra i tre testi ed invece sono tre testi separarti, ma non di meno interessanti.splendidamente agghiaccianti i pezzi su Beslam e sul carcere di Sofri che l'autrice ha inserito inframmezzando e rendendo attualissima, ancora di più, se necessario, Alice.
Anche perchè mi viene voglia di andarmi a rileggere Alice nel paese delle meraviglie e a leggermi l'Amleto di Shakespeare.
La traviata me la devo vedere: quell'opera proprio non la conosco.

ps: c'è questo tema che sto ritrovando da diverse parti che riguarda il carcere.
non so, tipo tema ricorrente.

giovedì 5 novembre 2009

ci provo

si, ci provo.
me lo metto come impegno giornaliero: ogni giorno scriverò un pensiero, inserirò un immagine, anche un singulto o un'imprecazione.
tenere traccia.
ci provo.

febbre e rallentamento.
la tosse secca che ti spacca i polmoni ad ogni colpo,
e tu, li, dentro la mia pancia, come stai?
sembra che come me ti muovi meno.
non sappiamo ancora chi sei, dovevamo vederti martedì ma la gine si è ammalata; prossimo appuntamento mercoledì prossimo.
divano e letto, crema di timo, tisana, brodino, frutta e coperta.

giovedì 22 ottobre 2009

ma come si fa?

mi sembra che mi si stia concentrando il tempo, o accellerando, non so bene....
come si fa a tenere tutto insieme?
c'è un metodo magico per le mamme?
te lo insegnano al corso pre parto????
è vero che con la fine della prossima settimana dovrei essere più tranquilla con il lavoro, e che questa settimana in particolare è da impazzire, ma come si fa poi, quando c'è il/la minuscolo/a a riuscire a fare tutto?
selezione??? io sta settimana ho selezionato che me ne fotto dei piatti in cucina e dei panni da lavare.
ma non si può fare così!!!
è la cosa che mi manda più in menata e per la quale, pur stando fisicamente bene, mi dico che vorrei essere a casa dal lavoro già da ora.
non so, mi sembra così poco il tempo....
poi mi guardo la pancia che è già così grossa e mi sembra di non starmela godendo e allora mi vengono le lacrime agli occhi (ormoni bastardi, lo so...).
pufffffffffffffffffffffffffffffffffff
e meno male che non ho ancora messo il rimmel che se no mi toccava pure togliermi il nero dalle guancie...

sabato 17 ottobre 2009

Manifesto

io oggi manifesto da qui.
tanta gente a Roma, io qui e con il pensiero li.
grazie a chi c'è in piazza.


io manifesto da qui!

mercoledì 7 ottobre 2009

OGNI TANTO C'è GIUSTIZIA in Italia

La Consulta, dopo la camera di consiglio, secondo quanto appreso dall'Ansa, ha bocciato il lodo Alfano per la violazione dell'articolo 138 della Costituzione, cioè l'obbligo di fare ricorso a una legge costituzionale e non ordinaria come quella del lodo per sospendere i processi nei confronti delle più alte cariche dello Stato.
Il lodo è stato bocciato anche per violazione dell'articolo 3, il principio di uguaglianza. La decisione della Corte Costituzionale è stata presa a maggioranza.
L'effetto della decisione della Consulta: la riapertura di due processi a carico del premier Silvio Berlusconi. Cioè quelli riguardanti i casi di corruzione in atti giudiziari dell'avvocato David Mills e per reati societari nella compravendita di diritti tv Mediaset.


ho tirato un sospiro di sollievo.
spero di non dovermelo riprendere per un colpo di mano/di stato.
S.B. è un uomo che va davanti ad un tribunale dove la legge è (dovrebbe essere?) uguale per tutti.

io, utopica, visionaria, credo che la legge DEBBA essere uguale per tutti.
e S.B. e i suoi servi, a partire da quel pazzo di Ghedini (ma che faccia c'ha???)sono uguali a tutti gli altri cittadini.
ora si vedrà sul caso Mills ma se questa decisione non fosse arrivata, avrei perso forse anche le speranze.

domenica 4 ottobre 2009

la famiglia s'allarga


in famiglia a fine marzo arriverà un/a nuovo/a gattino vitale

venerdì 4 settembre 2009

louise michel

mi capita di imbattermi in certe scoperte da segnarsi.
stasera mi metto comoda a vedere un film seguendo un consiglio e alla fine di tutto compare una frase e questa immagine
(non me la carica!)
una donna di cui non avevo mai sentito parlare e di cui leggo due cose su wikipedia e che mi piace.
ecco: un modello di donna che nulla a che vedere con le veline e tetteculo varie.
da curiosare: deve aver scritto delle poesie. chissà che non si trovino.

domenica 23 agosto 2009

due giorni in Val Camonica

giro di due giorni:
Darfo Boario Terme - lago Moro. un tuffo nel piccolo lago fresco e pulitissimo circondato dai monti verdi che lo incorniciano.
Parco delle Incisioni Rupestri di Luine - parco comunale ad ingresso gratuito. il giro di un'oretta è molto ben segnato; le incisioni sono molto antiche e non è semplice individuarle sulle lastre di pietra nonostante ogni pietra incisa abbia un esaudiente pannello informativo.

abbiamo dormito alla Locanda Bottanelli di Perscalzo (fraz. di Capo di Ponte). per dormire il costo è di 20 euro a persona e la sistemazione moooooolto semplice; la cena ve la sconsiglio anche se, chiedendo il giorno dopo alle persone che abbiamo incontrato, i residenti la consigliano per la cucina. magari abbiamo avuto sfortuna noi ma tranne i casoncelli di pasta fresca il resto della cena lasciava alquanto desiderare. 15 euro a testa.

molto bello è invece il borgo di Perscalzo: case di pietra intrecciate tra loro da archi che in alcuni tratti sovrastano la strada, in altri sono gli ingressi alle abitazioni. fontane d'acqua e giusto 5 persone in piazza a chiaccherare e una decina di ragazzi che giocano a pallavolo all'oratorio.

Parco Nazionale delle Incisioni Rupestri di Capo di Ponte - è il parco per eccellenza delle incisioni camune. ingresso al parco 4 euro, vi consiglio di chiedere alla Pro Loco (si trova all'ingresso di Capo di Ponte arrivando da sud)una guida. la signora Maria che ci ha fatto da guida è molto preparata ed appassionata di incisioni sia quelle presenti nel parco, sia quelle dei parchi e dei monti circostanti. In questo caso le incisioni sono molto visibili e la guida ci ha permesso di cogliere differenze di stili, di soggetti, di momenti e ci ha dato alcune spiegazioni in merito ad alcune ipotesi interpretative delle sequenze.
il giro con la guida è durato 1 ora e 1/2 abbondante per un costo di 5 euro a persona.

usciti dal parco siamo andati a mangiare nell'Agriturismo Il Castagnolo di Capo di Ponte che consiglio caldamente! tagliere di salumi e formaggio, tagliatelle di farina di castagne con cervo, crespelle di grano saraceno con zucchine e formaggio, ravioli di farina di castagne con spinaci e ricotta, di secondo c'erano 3/4 proposte di carne, 5 proposte di dolce tra cui il gelato alle castgne con lamponi caldi.
per il tagliere diviso in quattro, un primo e un dolce a testa vino e acqua abbiamo speso 16 euro a testa. bella anche la collocazione e la struttura: da non perdere!

Pieve di San Siro di Capo di Ponte - dopo una breve camminata si arriva alla Pieve che ha la facciata nella pietra nel senso che la chiesa è stata costruita addossata alla roccia che ne costituisce il lato della facciata. la pieve romanica è molto semplice ed interessante. peccato che la cripta sia stata lasciata a se stessa: con un intervento di recupero sicuramente renderebbe meglio il complesso. molto bello il portale d'accesso alla pieve. ingresso ad offerta libera.

scendendo di qualche chilometro verso sud si trova il comune di Cerveno dove è interessante vedere all'interno della chiesa la via Crucis realizzata con statue ligneee in dimensioni naturali. particolare interessante è che per realizzare i volti degli uomini e delle donne delle via Crucis sono stati utilizzati i volti dei cittadini di Cerveno.

visita al paese di Bienno che è carino per un breve giro.
ci hanno indicato anche Cividate Camuno che però, essendo poco indicato abbiamo faticato a trovare e quando ci siamo arrivati era troppo tardi!

domenica 26 luglio 2009

biennale di Venezia



we are dynamic. we want to be in control.
we like to live together, but apart.
the future is now.
Marjetica Potrc

mercoledì 22 luglio 2009

Genova per noi


nove anni fa ricordo esattamente come stavo.
era il giorno dopo Genova, dopo i due giorni che passai a Genova, ma quello era il giorno dopo il caos e la paura.
a noi non successe nulla: eravamo in una posizione del corteo che non ha neppure sentito odore di lacrimogeni ma la tensione si sentiva anche li. il ricordo lucido di piazzale Kennedy la sera, tutti dentro asserragliati con la paura.
il giorno dopo ero a casa dei miei genitori e ho visto il tg che trasmesse le immagini delle cariche. ho cominciato a piangere e ad avere ancora più paura di quanta non ne avessi sentita il giorno prima in piazza, tra le strade e la gente.
ho visto in quel momento cosa mi sarebbe potuto succedere e cosa è successo a tanti come me. e ancora non si sapeva nulla delle torture a Bolzaneto.

mi fa male pensare che ricordo vividamente quel giorno per la paura che ho provato, per il terrore, lo sconforto, il dolore, la rabbia che ho sentito.

martedì 21 luglio 2009

l'alcool fa male



ecco, lo sapevo. ma non sapevo di saperlo. c***o.
oggi è un giorno abbastanza marrone. di quelli che ti alzi dopo 20 minuti che la sveglia è suonata e ti ricordi perchè l'avevi puntata a quell'ora. poi ti metti in macchina, accendi l'autoradio e capisci che lo sapevi già.
Aspettavo al varco che i politici si mettessero a parlare di pedagogia e di educazione (come se il loro lavoro non c'entrasse nulla, ogni giorno, in ogni loro mossa) ma li aspettavo perchè non avevano ancora esplicitato, detto, nominato la pedagogia e l'educazione. adesso si.
la Moratti dice al mondo intero che bisogna occuparsi dei giovani perchè si è preoccupati della loro salute, perchè bisogna educarli, pedagogicamente parlando.
dunque, VIETATO VENDERE ALCOOL AI 16enni.
fa niente se tanto possono prendere il porto d'armi, ma non devono rovinarsi con l'alcool. qualche genio del suo entourage si spinge a dire che l'alcool è addirittura una droga (ma va???????).
dunque per educare bisogna restringere il campo, vietare, stargli addosso a questi 16enni, mica insegnare loro a parlare, a guardare, a sognare, ad immaginare, a creare, a stare nel mondo e a criticarlo sperando che evolva. no.
punire.
a 16 anni.
peccato che la stessa sindaca milanese abbia messo in crisi tutte le vacanze dei bambini e ragazzi delle colonie estive, peccato che le educatrici dei nidi comunali siano in perenne stato di precarietà e di denuncia della mala gestione dei servizi educativi, peccato che servizi per il reinserimento sociale dei ragazzi che passano per il Beccaria siano stati debellati.
sconfortata, entro al centro estivo dove lavoro. ne esco dopo tutta la giornata. una giornata densa, di quelle che ti ricorderai, perchè ha insegnato a me, alle colleghe e ai bambini che creare spazi di benessere serve e che questa cosa si può fare solo attraverso una sana relazione tra adulti e bambini.
è vero, è l'alcool che fa male. e punirlo è la scelta più educativa che si possa fare.
mica stare insieme, mica parlare: punire.

domenica 19 luglio 2009

stragi di mafia

tipo 15/16 anni fa nella mia scuola superiore, il collettivo organizzò un incontro con Antonino Caponnetto.
quell'uomo anziano con le sue parole mi viene sempre in mente in giorni come questi.
piccolo, autorevole, serio parlò due ore nella palestra del Natta di Milano a 500 studenti circa.
io dovevo essere in seconda o in terza superiore, non ricordo bene. ma quell'incontro per me, così lontana dalle terre di Sicilia, dalle terre della mafia, mi aprì gli occhi e il cuore.
qualche anno fa conobbi alcuni ragazzi di AddioPizzo in un'iniziativa organizzata in zona.l'incontro fu forte anche li, come con Caponnetto.
il loro slogan UN INTERO POPOLO CHE PAGA IL PIZZO è UN POPOLO SENZA DIGNITA' mi porta alla responsabilità di chi vive in una terra, al nord, che negli anni è diventata la anch'essa terra della mafia. la terra della corruzione che ci accomuna tutti da nord a sud per il pensiero, corrotto e "sporco", clienterista e fatto di conoscenze dove nessuno si assume la propria responsabilità preferendo sempre scaricarla sulle spalle del proprio vicino, quello più sfigato, ovviamente.
dunque io mi assumo le mie responsabilità per ciò che faccio e che dico.
ma la questione rimane: come culturalmente è possibile insegnare che è un valore e non un peso la capacità di assumersi la propria personale responsabilità?

giovedì 9 luglio 2009

SoStare - il mio non tema

È strano trovarsi davanti a un Non Tema quando le cose sembrano precipitare davanti a noi.

Il premier che continua a tenere l’attenzione sul suo pisello e il suo machismo, una rivoluzione in Iran, gli sbarchi bloccati tra Libia e Italia, la tragedia delle vite degli aquilani dentro le tende, l’esplosione di un quartiere di Viareggio e il migliaio di persone senza casa. Potremmo continuare. A lungo, ahimè.

È che si parla di tragedie che ci attraversano e che sembrano non fermarsi, come se avessero paura d’essere elaborate.

Come accadimenti di passaggio.

Non avere un tema “fresco” attorno a cui confrontarci mi fa pensare all’esigenza di sostare sull’esperienza per apprendere qualcosa da essa. Mi sembra che il ritmo frenetico con cui sappiamo – o non sappiamo- ciò che accade nel mondo, ci porti a volte altrove, nell’inseguimento delle stesse senza avere il tempo per sostare.

La situazione degli abitanti di L’Aquila che vivono in tenda è oggi ben diversa da quella di tre mesi fa. Allora era una situazione d’emergenza, oggi è la quotidianità. Sul tema del mese di maggio “cosa velano le veline” si stanno muovendo idee e iniziative che hanno bisogno di tempo: tempo per essere prese, tempo per essere elaborate, fatte proprie e poi rilanciate per una condivisione (fisica e virtuale), per una crescita personale e (sperem!) culturale.

Tutte azioni che hanno bisogno di tempo.

martedì 30 giugno 2009

Dedalo Blog


sul blog dello Studio Dedalo - dove, ogni mese, ci si ritrova a parlare di cosa l'educazionil quotidiano centri con l'educazione - il tema di questo mese è il seguente:

IL NON TEMA DI GIUGNO:
È difficile trovare un tema questo mese. Tutta l’attualità pare gravitare intorno alla mancanza di senso etico e morale del Presidente del consiglio e, al di là che lo si voglia attaccare o difendere a noi spaventa che non ci si riesca a decentrare da queste discussioni, col rischio di assistere alla diminuzione progressiva della lucidità del nostro pensiero. Questo salotto vuole quindi permettere il decentramento. A tutti voi la possibilità di lanciare qualsiasi tema, purchè non c’entri con i soliti due o tre che stanno abitando la tv in queste settimane.

cos'è che vi verrebbe da suggerire?
il salotto virtuale dello Studio Dedalo lo trovate cliccando qui

giovedì 25 giugno 2009

sushi game

i giochi che insegnano...a cucinare il sushi!
provare per credere!
clicca qui

questo suggerimento l'ho trovato sul blog verdERBA e Liriope

mercoledì 17 giugno 2009

Italia

Non vedo che altro nome gli potrei dare. Una cosa che assomiglia pericolosamente a un essere umano, una cosa che dà feste, organizza orge e comanda in un paese chiamato Italia. Questa cosa, questa malattia, questo virus minaccia di essere la causa della morte morale del paese di Verdi se un conato di vomito profondo non riuscirà a strapparlo dalla coscienza degli italiani prima che il veleno finisca per corrompere le loro vene e per squassare il cuore di una delle più ricche culture europee.
(José Saramago, scrittore)

martedì 16 giugno 2009

da L'Aquila

leggete, leggete, leggete....

Cara Redazione,
sono Pina Lauria e sono residente a L’Aquila; attualmente “abito” presso la tendopoli ITALTEL 1, perché alla mia casa, che devo ancora finire di pagare, è stata assegnata la lettera E, che in questo drammatico alfabeto significa “danni gravissimi”.
Scrivo per illustrarvi alcune considerazioni, di carattere generale e, più in particolare, relative alla qualità della vita nei campi.
Intanto, evidenzio la grande confusione che c’è nella città: a quasi due mesi dal terremoto, viviamo ancora uno stato di emergenza. Uno dei grandi nemici di questi giorni, e dei prossimi, è il caldo: arriveranno i condizionatori ma risolveranno ben poco perché, come sicuramente sapete, il condizionatore funziona in una casa, con le pareti di cemento e con le finestre chiuse, non in una tenda, dove il sole batte a picco e da dove si esce e si entra….inoltre, la tenda non è che si chiude ermeticamente!
Allora, il problema vero è questa lunga permanenza nella tendopoli alla quale saremo costretti fino ai primi di novembre. E’ assurdo ed inconcepibile che, per saltare una “fase”, come ha detto il Presidente del Consiglio, bisogna aspettare circa sette mesi per avere una casa, comunque sia. E a novembre, se le cifre rimangono quelle dette dal Governo e dalla Protezione Civile, saranno soltanto 13 mila i cittadini aquilani che potranno lasciare le tende. Su questo vorrei chiarire che si sta assistendo ad un balletto delle cifre che nasconde una amara verità. Mi spiego. Queste cifre si riferiscono alle verifiche finora effettuate ed alle risultanze avute. Si sta ragionando in questi termini: se su un tot di case verificate, è risultata una agibilità pari al 53%, e mantenendo questo trend, allora le case inagibili saranno all’incirca 5.000 per 13 mila persone.
L’agibilità è stata dichiarata per le abitazioni dei paesi vicini a L’Aquila; i quartieri nelle immediate vicinanze del centro storico, a ridosso delle mura (Sant’Anza (il quartiere dove abito), Valle Pretara, Santa Barbara, Pettino, tutti molto popolosi, hanno le case inagibili.
Inoltre, bisogna considerare che il centro storico ancora non viene sottoposto ad alcun tipo di verifica perché, a tutt’oggi, è zona rossa.
Nel centro storico risiedono circa 12 mila cittadini, senza contare i domiciliati, soprattutto gli studenti fuori sede. Allora, a novembre dovrebbero avere la casa almeno 26.000 cittadini, facendo un calcolo al
ribasso perché, considerando anche gli abitanti dei quartieri distrutti, gli immobili da recuperare con interventi molti consistenti e, quindi, con tempi necessariamente lunghi, sicuramente le abitazioni necessarie dovrebbero essere sull’ordine delle 45 mila persone.
Questo è il futuro che ci aspetta e lo tengono nascosto! Ma il Presidente del Consiglio ha detto che, comunque, le tende sono già dotate di impianto di riscaldamento, e quel”già” mi ha molto inquietato.
Non possiamo accettare di restare nelle tende fino a novembre, e sicuramente fino a marzo del 2010!
Questo ragionamento lo stavo facendo alcuni giorni fa al campo: prima con alcune persone, poi si sono avvicinati altri ed eravamo diventati un bel gruppetto: dopo alcuni minuti dal formarsi dell’”assembramento non autorizzato”, sono arrivati i carabinieri, in servizio all’esterno del campo. Ho chiesto se ci fosse qualche problema. Mi hanno risposto che non c’era alcun problema, ma restavano anche loro ad ascoltare.
Conclusione: dopo alcuni minuti, tutti ce ne siamo ritornati nelle tende.Racconto questo episodio, e ne posso citare tanti altri (ad alcuni componenti di vari comitati cittadini, che stavano raccogliendo le firme per il contributo del 100% per la ricostruzione o ristrutturazione della casa, è stato vietato l’accesso nei campi), per denunciare quello che definisco la sospensione dei diritti garantiti dalla nostra Costituzione: libertà di opinione, di parola, di movimento.
Ora, posso comprendere, anche se non giustificare, un tale comportamento nel primo mese, che secondo me rappresenta la vera fase di emergenza, ma far passare tale logica antidemocratica per 7 mesi, ed anche di più, somiglia più ad un colpo di Stato che ad una “protezione civile”. Adesso mi trovo per qualche giorno a Bologna, presso mia figlia Mara che sta ultimando un dottorato in Diritto del Lavoro (senza borsa, perché l’Alma Mater non aveva i fondi a sufficienza per finanziare tutte e quattro i posti messi a bando: Mara si è posizionata terza, paga una tassa di iscrizione al dottorato di circa 600 euro l’anno e un affitto di 500 euro mensili, più le spese); proprio questa mattina ho dovuto chiamare il responsabile del mio campo perché la famiglia che abita con me mi ha informato che si stavano effettuando i controlli per assegnare il nuovo tesserino di residente al campo (ne possiedo già uno). Mi ha preso una tale agitazione tanto da sentirmi male: questa procedura che si ripete spesso nei campi, l’esibizione del documento e l’autorizzazione di accesso per gli “esterni”che ti vengono a fare visita, e magari sono i tuoi fratelli, sorelle, madri e padri che hanno trovato sistemazione in altri campi o luoghi, il fatto che adesso, nonostante avessi preventivato di stare un po’ di tempo con mia figlia, debba rientrare per avere di nuovo il tesserino, dietro presentazione di un documento di riconoscimento, anche se sono già tre volte che i responsabili del campo hanno annotato il numero della mia carta di identità, mi scuote in maniera incredibile. Ma la Protezione Civile mi deve proteggere in maniera civile o mi deve trattare come se fossi in un campo di concentramento? Il responsabile del mio campo, quando gli hoparlato questa mattina, mi ha detto che non c’era alcun problema, che potevo tornare quando volevo, riconsegnare il vecchio tesserino e prendere il nuovo, e comunque dovevo comunicare l’allontanamento dal campo, la prossima volta che ciò sarebbe accaduto. Mi chiedo: perché devo comunicare i miei spostamenti? La tenda, adesso, è la mia casa ed ho timore che lo sarà per molto tempo, almeno fino a novembre. Quale è la norma che mi impone di comunicare i miei spostamenti? Se mi si risponde che si è in presenza di una situazione di emergenza, e che tale situazione durerà mesi e mesi, allora siamo veramente in presenza di un pauroso abbassamento del livello di democrazia!
Non sono “vaporosa”, non sono arrabbiata: sono esacerbata! Ritengo che la nostra città stia diventando non una città da ricostruire, ma una città “laboratorio”, in cui si vuole sperimentare il nuovo modello di società: privo di diritti, passivo, senza bisogni: quello che ti do è frutto della buona volontà dei volontari o dell’imperatore e lo prendi dicendo anche grazie! Mi rifiuto! E si rifiutano i cittadini aquilani! Sui nostri corpi, sulle nostre menti, sulle nostre coscienze, sulle nostre memorie nessuno ha il diritto di mettere le mani! Un’altra considerazione: le tende dell’emergenza sono tutte di otto posti, per poter accogliere, in tempi molto brevi dopo l’evento catastrofico, il maggior numero di persone. Di conseguenza, ci sono moltissime situazioni di promiscuità (la vivo io stessa, con un’altra famiglia che ha due bambini piccoli). Ritorno sempre alla considerazione di prima: una situazione di promiscuità può essere proposta ed accettata, a causa del disorientamento totale in cui ognuno si trova dopo un evento così terribile, per un mese, ma non per 7 o più mesi! In alcune tende sono insieme anche tre nuclei familiari! Mi chiedo: non si vogliono utilizzare i containers, ma allora il Presidente del Consiglio, che ha tante bellissime idee (sulle donne, sui giudici, sul Parlamento, sulla Costituzione) perché non pensa a far arrivare tende da quattro? O meglio, perché non riesce a garantire, da subito, una sistemazione dignitosa, senza costringermi ad andare sulla costa o in appartamenti situati nell’ambito della Regione Abruzzo, sicuramente non a L’Aquila, dove vi è la distruzione totale?
Proprio ieri, un gruppo di psicologi ha affermato che tale situazione di promiscuità sta distruggendo le famiglie perché, a parte le discussioni che ci sono, dalle cose più grandi a quelle più piccole (pensate che si sta litigando anche per i condizionatori, quelli che li hanno, perché alcuni li vogliono accesi, i “coinquilini” li vogliono spenti; chi vuole guardare la televisione e chi vuole riposare), la mancanza di intimità e di momenti privati determina nervosismo e sensazione di annullamento di ogni sentimento, senza considerare che nei campi non esiste nessun momento di intimità, né nei bagni, né nelle docce, né a pranzo né a cena.Non posso restare in silenzio ed accettare passivamente: voglio essere protagonista della mia vita e della ricostruzione della mia città, e non voglio sentirmi come una partecipante del Grande Fratello! Non abbiamo intenzione, noi Aquilani, di essere triturati dalla societàcdello spettacolo: alle menzogne mediatiche opporremo la nostra intelligenza, volontà e coraggio….e la nostra rabbia.L’Aquila è la mia, la nostra città e non è in vendita, per nessuno!Spero che questa mia lettera venga da voi presa in considerazione: sono forte, coraggiosa…come tutti voi e spero che possiate darmi voce.
Vi ringrazio, di cuore…anche se spezzato!
Ciao a tutti

l'articolo lo trovate anche su http://miskappa.blogspot.com/

domenica 14 giugno 2009

senza mani

ieri, ore 20, in bicicletta lungo l'argine del naviglio martesana ho imparato una cosa nuova: ad andar in bici senza mani.
non ci sono mai riuscita. i miei tentativi piegavano sempre pericolosamente verso l'asfalto.
ieri, dopo una giornata lunga ed impegnativa di lavoro, torno a casa da Melzo con la mia bottecchia rossa; all'altezza di pozzuolo decido di deviare e raggiungere l'orto a cassano. mi fermo un attimo, due chiacchere con K., guardo i pomodori che cominciano a colorarsi, i cornetti che stanno tirando gli ultimi, le melanzane in fiore e le insalate che crescono. c'è anche il peperoncino piantato da A. un saluto allo stagno con i gigli attorno e le rane che saltano e poi di nuovo in bici per tornare a casa. lentamente prendo la via più lunga, arrivo sull'alzaia: naviglio a destra che scorre con me, sole in faccia ancora caldo ma giallo oro negli occhi. pochi ciclisti, pista libera.
la mente non pensa, è in stand bye, la mano sinistra si stacca dal manubrio e anche la destra. lenta, zavorrata dal peso nelle tasche sulla ruota posteriore, tengo le mani lontane dal manubrio. lo sguardo sulla strada, l'attenzione ai piedi e l'equilibrio si gioca sul bacino.
riesco...!
mi emoziono godendomi questa conquista: a 32 anni ho imparato ad andare senza mani!
non so se l'emozione è più per il fatto di andare senza mani o per aver imparato ancora una cosa nuova, a dimostrar che si continua ad imparare a 32 anni anche e ancora con il corpo.

venerdì 12 giugno 2009

una basta

rispondendo a PontiTibetani:
poi ci sono delle singole morti che colpiscono duro. che sembrano tante ed invece è uno. che però se le guardi allargando un po' il fisheye coinvolge anche altre due, tre, situazioni di morte.
ieri un bambino di 9 anni si è impiccato.
non è un morto per la strada, non è un morto sul lavoro: è un morto (piccolo) da assenza di intervento sociale.
su quel comune ci lavoriamo come cooperativa con il servizio di adm a cui lui non è arrivato. una collega mi dice che per il paese si dice, ora, che era un bambino un po' sofferente. ma nessuno se n'è mai fatto carico.
e lui, ieri, a 9 anni, si è impiccato.
sono decisamente incredula ed allibita.

lunedì 8 giugno 2009

amaro

ci sono giorni come questi, dopo un voto europeo che mi fanno pensare molto.
la partecipazione al voto al 66% (e che voti!)
la sinistra è extraparlamentare in Italia (vorremo mica chiamare sinistra il pd???)ed ora anche in Europa. eppure due forze della sinistra italiana si perdono e ci fanno perdere questa possibilità di rappresentanza perchè non si trovano...
so che non è facile stare insieme. almeno i punti fondamentali devono essere condivisi. ma poi, non si può mettere da parte un po' di personalismi per poter veramente rappresentare gli elettori e una parte d'Italia??
certo, se la legge fosse diversa...certo, se l'Italia fosse diversa...certo, se gli italiani fossero...fossero cosa???? diversi????
rabbia.
da amaro in bocca che ti rimane per tutto il giorno.
un suono sordo che si rimane dentro me.
autocritica, ipercritica, punti sulle i.
ecco, mi sembrano tutti punti sulle i.

ed è in questo clima che mi vien da pensare a quello che scrissi ieri (10 anni di cas) e alla sua importanza.
dopo di che, oltre alla critica, se una cosa non mi va bene così com'è, o mi tiro su le maniche per cambiarla o per tentare di farlo, oppure mi metto in una posizione di "sudditanza" dove non decido nulla e subisco ciò che accade e però non spacco le palle al mondo criticando e nulla più.
forse è tempo non solo di criticare ma di agire.
anche con le parole, oltre che con i gesti.
nel lavoro, nella vita sociale, nella politica.
ad ognuno il suo preferito.

domenica 7 giugno 2009

10 anni di C.A.S.



ci sono date che segnano il tempo dell'esperienza e che ti mostrano il pezzo di storia che ti appartiene.
due domeniche fa abbiamo festeggiato i 10 anni della sede del C.A.S. (Centro Attività Sociali) di Inzago. c'erano alcuni di quelli che hanno fatto si che il cas sia nato trentacinque anni fa e tanti di quelli che, come me, dieci anni fa hanno impiegato voglia, tempo, energia, pensiero perchè questa realta rimanesse viva ed anzi, crescesse.
in questi dieci anni, ho in un primo tempo fatto riunioni,scritto una tesi su questa realtàò,organizzato incontri ed iniziative, mi sono divertita, incazzata, scazzata, annoiata, mi sono allontanata dall'organizzazione e dal gruppo dei promotori,diventanto una dei fruitori.
Ma se, dieci anni dopo, questo spazio fisico c'è ancora, nonostante le sue difficoltà e le critiche che gli si possono rivolgere sul piano della funzione "sociale" dello spazio, se il Cas c'è, è per tutti quelli che ci sono stati anche solo per qualche giorno, o chi, persevera da anni, e per i ragazzi che lo tengono aperto e che utilizzano lo spazio per ascolatarsi la "loro" musica.
il Cas c'è.
ora io giro l'angolo di casa mia e sono al cas.
e mi fa piacere pensare che nella provincia di Milano, in un paese di 9.000 abitanti dove mancano le piste ciclabili, dove non c'è la cura del patrimonio naturale che ci colloca ancora in campagna nonostante la quantità di cemento degli ultimi anni, nonostante i voti alla lega e al pdl, ci sia uno spazio dove, volendo, è possibile dire e fare cose fuori dal coro.
anche perchè ora come ora il solo avere un luogo dove trovarsi con altre persone e non necessariamente consumare, è una preziosità.
trovarsi, incontrarsi, confrontarsi, discutere, fare due chiacchere, uscire da casa.
una volta il luogo era la piazza ora il centro commerciale ed io sono contenta di avere il CAS ad Inzago!

foto di Claudia: grazie!

domenica 17 maggio 2009

presentazione di famiglia #3


ed ecco le due ultime arrivate: MilaSpacchi e Musetta

mercoledì 13 maggio 2009

presentazione di famiglia #2


c'è anche Ias nella nostra casa GattiVitali.

domenica 3 maggio 2009

presentazione di famiglia


dieci anni di Max&Me
ad un tratto ...pluf...le date ti ricordano che sono passati dieci anni da quel primo incontro.
e noi, diversi, con tutto quello che abbiamo fatto, detto, imparato, costruito, realizzato: cresciuti - noi e la nostra relazione.con i bisogni di cura che ogni relazione ha, con le fatiche che chiede, con le incertezze, i dubbi e le certezze inammovibili.
dieci anni di Max&Me

martedì 28 aprile 2009

no! non ce la faccio!

sarà stupido e banale, di basse vedute, ma incorro in una vecchia allergia che speravo non ricomparisse più: io odio i mocassini.
li ho sempre odiati e quest'anno sono tornati di moda!
è una tremenda condanna: io li vedo e li odio, non mi piacciono, li trovo veramente brutti, non armonici. e se già lo sono sulle donne, il mocassino portato da un uomo mi fa ancora, se possibile, più ribrezzo.
che fare? l'unico rimedio per me possibile è l'estinzione, e loro tornano alla ribalta....ahhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh!
ma chi li ha ritirati fuori?
non potevano essere un'errore modaiolo fine anni ottanta da cui riprendersi, da cui imparare per non ricaderci mai più? io lo speravo. vivamente.
tanto che mi ero dimenticata della loro esistenza, e vi dirò che non ci stavo neppure male...

domenica 26 aprile 2009

corpo




corpo: acquarello su carta, 2007

venerdì 17 aprile 2009

Margit Sziget


un platano nella grande isolaparco.
è gigante il platano e i soui possenti e flessibili rami toccano quasi terra occupando tutto lo spazio possibile.
i rami creano anse splendide per aggrapparsi, saltare, camminarci sopra e fare la verticale al contrario, abbracciando con le gambe un ramo e scendendo con la testa verso terra.
è uno spettacolo quello che offre questo grande platano.
dello spettacolo fanno parte anche i bambini e i ragazzi che vi si approcciano. chi sicuro, chi impacciato, chi statico, chi prova a due anni a muovere i suoi primi passi in alto, accompagnato e tenuto dalla mamma.
ci sono genitori che scattano foto alle prodezze dei figli; chi si siede o si sdraia con i piccoli, chi rimane a terra con le braccia conserte ad osservare e chi le allunga tendendole verso il figlio là in alto.
c'è chi parla con il figlio arrampicato lassù, chi con l'amico o il fratello a terra; chi in silenzio si gode lo spettacolo, chi condivide il fare, chi lascia fare, chi è preoccupato di suo figlio sulla giostra naturale; chi spolvera i bambini che cascano, chi abbassa con il proprio corpo il ramo dell'albero per far salire anche il più piccolo. chi invece lascia c he loro ci arrivino e se non ce la fanno, amen.
questo osservare le dimaniche relazionali nella grande isolaparco Margit Sziget di Budapest dice molto del rapporto genitori e figli e sulla varietà dei modelli educativi possibili. tutto attorno al platano.
e io mi godo lo spettacolo.

mercoledì 8 aprile 2009

L'Aquila non c'è più

la terra trema


polvere sul disastro di una città.
sulla forza della terra con le sue scosse.
alla tv una donna racconta che non è la prima volta che si trova in questa situazione. è rumena, le è già capitato di non avere casa ne documenti, di essere senza nullla. ma questa volta è forse peggio.
un'altra giovane donna porta un collarino: ha fatto scudo con il suo corpo per proteggere il suo bambino e la casa le è crollata addosso. si sono salvati.
ora,tra le tende e le macchine nei campi, negli stadi.
sfollati come durante la guerra. qualcuno che ancora se la ricorda, la nomina.
la disperazione e l'orgoglio.

lunedì 16 marzo 2009

sul camminare


tra poco parto.
magari!!
vorrei, ma non posso.
avvinghiata dalle e tra le cose belle ed interessanti che sto facendo nella mia vita, avrei voglia di partire per andare in meta....
ieri, già in quei 16 km percorsi sento un richiamo, solido, forte, materico ad andare.


poi mi fermo ed apro Camminare di Thoreau.
leggo solo le prime due pagine e mezzo e mi ritrovo.
Thoreau, a metà milleottocento, introduce il suo lavoro andando a cercare la radice di chi cammina, ovvero il vagabondo e oltre alla ricerca etimologica del nome, ne indaga il senso.
da che ci sono due modi di vagabondare: uno senza meta -e non è quello che a Thoreau interessa- l'altro è quello che da duemila anni si spinge a raggiungere la Terra Santa in cammino verso la meta.

e poi...."è vero, siamo crociati miserabili, e lo sono anche quei camminatori che, ai giorni nostri, non affrontano imprese tenaci e di lunga durata" " dovremmo avanzare, anche sul percorso più breve, con imperituro spirito d'avventura, come se non dovessimo mai fare ritorno,..."


foto: Camminare verso: via francigena, tra Altopascio e Fucecchio, Italia, Agosto 2008

martedì 10 marzo 2009

G alza gli occhi

mi guardo in giro nella rete. mi infilo tra blog di insegnanti e genitori. mi incuriosiscono, mi stupiscono, mi dico anche che c'è un sacco di lavoro da fare.

l'altro giorno ero in una prima elementare per un intervento di educazione interculturale.
venerdì mattina e piove.
i bambini sono come elettrizzati, conduttori della tensione del tempo, delle nuvole che s'addensano e si scontrano.

gli raccontiamo una storia in due lingue e scendiamo in palestra per fare dei giochi. la maestra chiede loro di mettersi in fila per due e ci mettono dieci minuti buoni, chiaccherando, tutti attenti a ciò che c'è in giro nel corridoio.
G alza lo sguardo e legge una targa. neanche io che in quella scuola ci vado da 6 anni, me ne ero mai accorta. ogni classe ha la sua targa con un nome scritto sopra.
la prima è nell'aula Cadorna.
leggiamo insieme cosa c'è scritto e ci mancava poco che l'insegnante riprendesse anche me.
G è arrivato da due giorni. ha fatta un lungo viaggio in nave e dalla Sicilia e dal suo mare è arrivato in provincia di Milano. si deve orientare.
ma è più importante stare in fila, per due, per piacere.

i sentieri si tracciano camminando

è stato il mio motto mentre mi allenavo lo scorso anno.
per fare cosa?
mi allenavo per una vacanza a piedi.
lungo la via francigena ho attraversato un pezzetto d'Italia, da Lucca a Viterbo.
10 giorni camminando.

quando mi svegliavo al mattino alle 4.00 dovevo infilarmi i vestiti, preparare lo zaino per la giornata di cammino, fare colazione.
Alle 5.00 si partiva, faceva ancora buio.
mai viste così tante albe per così tanti giorni di seguito.
io, che fatico ad alzarmi ogni mattina perchè è sempre troppo presto, lì mi svegliavo alle 4.00. e stavo bene, molto bene.

i suoni erano di un mondo che ancora dormiva mentre noi uscivamo dall'abitato dove avevamo dormito. poi ci si immergeva quasi subito nella campagna, tra le colline. e cominciava ad albeggiare. e il suono dei nostri passi si mischiava con il risveglio degli uccelli e dei galli che ci davano il buon giorno.

ed io stavo bene, molto bene.
tanto che avrei voglia d'essere ora, ancora in cammino.


foto: alba d'agosto: via francigena, tra S. Quirico d'Orcia e Radicofani, Italia, Agosto 2008

sabato 7 marzo 2009

tanti saluti

attualissimo spettacolo sulla morte.
coinvolgente, sconvolgente, emozionante, triste ed....esilarante!
Beatrice Schiros in primis. sono di parte, è vero, ma nel cambio di registro tra il comico (Don Marcio è veramente una potenza da lacrime!) e il drammatico si muove agilmente permettendo agli spettatori di entrare nello spettacolo e nei suoi, attualissimi, contenuti.
andatelo a vedere se potete!
dal vivo oppure a questo link
tanti saluti

giovedì 5 marzo 2009

i piedi


"le buone scarpe devono far si che le persone dimentichino i propri piedi. Nessuno attraversa la vita su un tavolo o su un pezzo di carta. I piedi e la terra si appartengono."
H. Mankell -Scarpe italiane-


foto - Caterina va in campagna: tra Altopascio e S. Gimignano, Italia, Agosto 2008

martedì 17 febbraio 2009

oltre al cuore, il cervello

ieri sera, stanca, ho scritto c'è un cuore.
oggi, lo rileggo e trovo poco di quel fiume di pensiero che mi ha macinato il cervello per tutto il pomeriggio e la sera, quando una ragazza del "mio" servizio è stata presa per il collo e colpita da un calcio da un ragazzo. Lui, rapido e attento a non farsi vedere. Lei in lacrime, spaventata e confusa da questa reazione del compagno di giochi.
certo, Lui ha una situazione poco felice e poco facile alle spalle. ma Lei?

il tutto accade nel pomeriggio stesso in cui so di una violenza di gruppo accaduta nello stesso paese. siamo nell'hinterland di Milano, nella provincia, si, ma nella provincia "bene" e "tranquilla".
mi interrogo con i colleghi dell'effetto mediatico di questa cantilena nauseante che continua a raccontarci di stupri di gruppo.

la sera, dopo quel che è accaduto "da noi" mi chiedo tante cose, vicine e lontane le une dalle altre...
come mi muovo io tra queste pieghe dove c'è Lei da tutelare, da proteggere senza imbrigliarla, da sostenere perchè ha vissuto "una brutta esperienza" dentro il nostro servizio? come aiutarla perchè non sia, Lei da grande una di quelle donne spaventate dal mondo? Lei stava difendendo un amico da un insulto di Lui che per risposta ha mostrato e usato la sua forza. Lei, alzerà ancora la voce? riuscirà ad usarla o non ce la farà?
e Lui, io come l'aiuto? madre psichiatrica che lo abbandona, il padre impiega 20 giorni prima di andare ad abitare con il figlio. Lui che è incazzato nero, e ne ha tutte le ragioni. Lui che alza la voce anche con gli adulti, Lui che ai miei occhi di professionista dell'educazione mostra un bisogno altissimo di vicinanza, di comprensione, di aiuto adulto. che adulto sarà, Lui?

e in tutto questo non posso non vedere l'effetto pratico e tangibile di una cultura povera e ignorante, televisiva, finta, che mostra i mostri, che aizza le persone le une contro le altre. con la forza bruta.
con la forza che nasce dallo staccare i pensieri dalle proprie emozioni, il cuore dal cervello.

lunedì 16 febbraio 2009

c'è un cuore

"quando ti capiterà d'avere un cuore?" chiese la ragazza all'amico che le dava un calcio.
se fosse stato come una giraffa, con due cuori di cui uno vicino al cervello, anche il ragazzo avrebbe potuto sentire le proprie emozioni.
con due cuori, avrebbe potuto forse sentire anche quelle dell'amica.
è per questo che le giraffe sono pacifiche di natura.
gli uomini invece lo diventano. oppure può capitargli anche di non saper nominare ciò che avvertono e i gesti ne risentono.
dunque non capita a noi umani, c'è qualcuno che deve insegnarci ad avere un cuore.



cuore: tempera su cartoncino, 2007

martedì 10 febbraio 2009

il silenzio

dopo l'annuncio della morte di Eluana Englaro, il parlamento s'infuria, s'infuoca.
spengo la radio, scrivo il mio post e poi vado a dormire. un po' di silenzio per piacere.
questa mattina prendo un giornale di quelli gratuiti che trovi nelle stazioni e trovo le parole di Fellini, l'ultima battuta de La voce della luna:
"Eppure io credo che se ci fosse un pò più di silenzio, se tutti facessimo un po' più di silenzio, forse qualcosa potremmo capire"

lunedì 9 febbraio 2009

ciao Eluana

Eluana è morta, ciao Eluana.
grazie a tuo padre per il coraggio e l'amore per te che l'hanno fatto lottare con tenacia ricercando la giustizia, mostrando che un altro modo di fare le cose è possibile.
anche un altro modo di morire, anche un altro modo di vivere.
grazie sig. Englaro.

martedì 3 febbraio 2009

auguri

all'ultimo incontro di Primo Passo, un gruppo di cittadini stranieri residenti a Melzo, comune della provincia milanese, il signor Ahmed si sofferma su una somiglianza linguistica importante per i tempi che corrono: nota la vicinanza fonetica dell'augurio Shalom in ebraico, con il saluto Salam in arabo.
questa vicinanza mi porta a pensare alla realtà israelo-palestinese, a questo conflitto aperto, a questa ferita sanguinante.
mi viene da pensare quanto sia facile cadere nella separazione e nella sopraffazione nonostante si sia partiti da una lingua comune.
mi viene da pensare all'ingerenza dei confini nelle vite delle persone -che siano essi religiosi o nazionali, linguistici o culturali non è importante.
Auguri allora, auguri ai palestinesi per la loro vita, agli israeliani perchè si liberino il più rapidamente possibile dal circolo vizioso di vittime carnefici in cui sono caduti.Salam e Shalom.

ed un consiglio: leggete il blog di Vittorio Arrigoni, lo trovate tra i miei preferiti.

domenica 1 febbraio 2009

dolcezza di sasso



dolcezza di sasso: Luarca, Asturie, Espana 2004

sabato 31 gennaio 2009

casa dolce casa

“Nessuno disapprova che una donna sia una buona scrittrice o scultrice, o scienziata, semprechè, contemporaneamente, riesca anche a essere una buona madre, una buona moglie, una bella donna, con un buon carattere, sempre in ordine e gentile.”
Leslie M.McIntyre


io casalinga non lo sono, e nemmeno mamma, ma mi occupo, come Monica(pontitibetani.blogspot.com) di creare "la casa" anche in spazi che di casa non parlano proprio. ci sono luoghi che attraverso e vivo per lavoro che curo di più della mia stessa casa. Ma anche qui, 3 giorni di malattia a casa, mi fanno pensare che mi piacerebbe occuparmene un po' di più, ma che se ciò vuol dire togliere tempo ad altro non ci penso neppure...
eppure...eppure io lo sento quando entro in una casa curata o in una asettica. lo sento quando invito amici a cena e ci tengo a che si trovino a loro agio, e questa forma di accoglienza richiede il tempo e il ritmo di occuparsi della propria casa.
Mi viene così in mente La via dell’artista, di Julia Cameron dove ad un certo punto parlava della cura della casa come di curare se stessi, occuparsi della casa come occuparsi di se stessi.
Da che vivo con Max è tutto un po’ diviso tra noi in casa, da sola non ce la potrei mai fare…
Ma quanto è difficile???

serpe in seno


essere come una serpe in seno
stando nel presente, guardando al futuro.
grido di rivolta, movimento peristaltico, silenzioso, inquietante e velenoso
attendendo il giusto tempo per svelarsi.
scrivere parlare ascoltare trasmettere insegnare a ragionare
come una serpe in seno, autonomamente, dal corpo che ci ospita.

serpe in seno: scultura in argilla refrattaria cotta in forno raku senza smalto.

lunedì 26 gennaio 2009

torta obama


nel giorno in cui Barak Obama veniva eletto 44° presidente degli Stati Uniti io stavo facendo una torta al cioccolato che prima si chiamava "Torta Antonella". E' venuta buonissima e dunque, come augurio al mondo che questo presidente sia effettivamente diverso dal precedente e non lo sembri soltanto, l'ho ribattezzata "Torta Obama".

provare per credere:

3 uova
1 bicchiere di latte
100 gr di burro
75 gr di fecola
75 gr di cacao amaro
1 bustina di lievito per dolci
200 gr di zucchero

mescolare prima la fecola con le uova poi, in sequenza aggiungere:
latte
cacao
burro (precedentemente sciolto)
zucchero
lievito

attenzione che non si formino i grumetti -usate la frusta!-
mettete il composto in una teglia pronta per la cottura (imburrata e infarinata come vuole la tradizione pasticcera oppure con la carta da forno)
e infornate a 180° per una 15° di minuti.
-da provare anche le varianti: ricoperta di cocco; con il peperoncino macinato insieme al cacao; con il cardamomo e la menta ridotti in polvere da unire al cacao; con l'aggiunta di cannella;...-

giovedì 22 gennaio 2009

sabato 17 gennaio 2009

rosso sangue

CI FERMIAMO a contemplare cose piccolissime

mentre FATICHIAMO A FERMARCI davanti all'emorme orrore della GUERRA

venerdì 16 gennaio 2009

albe di nebbia


ieri mattina ho visto un'alba come tante volte quest'anno.
ore 7,30 circa, pianura padana.
la nebbia alta appena sopra le macchine che mi precedono sulla stradina di campagna; in fondo, un vago cielo rosato d'alba con il sole che sale da terra rincorrendo lentamente la nebbia.
da fotografare, se non fossi stata in preda al traffico e alla rivoltana da superare il prima possibile.
da fotografare come quest'alba d'estate catturata vicino a S. Gimignano nei primi giorni d'agosto quando, camminando, costeggiavo il lato ovest degli appennini. quando avevo tutto il tempo di fotografare. anche le albe di nebbia.

lunedì 12 gennaio 2009

il mio cuore è un purè di fragole

(...)Qualche volta però, Luca si sente triste. Prova un'emozione particolare che non sa raccontare molto bene con le parole. E' come se il suo cuore diventasse un purè di fragole, che si sciolgie goccia a goccia al centro del suo corpo. Dopo un po' di gocce Luca riesce a fermare quel dolore. Ma con grande fatica.(...)
Alberto Pellai

cirque eloize

giovedì 8 gennaio 2009

carote al miele e mandorle

500gr di carote

1 cucchiaio di miele millefiori

1 cucchiaio di aceto bianco

1 spicchio d'aglio

1 cucchiaio di mandorle sfilettate

3 rametti di timo

olio & sale

*

lavate e raschiate le carote; tagliatele a tocchetti e affettatele longitudinalmente. schiacciate lo spicchio d'aglio. in una ciotola stemperate il miele con l'aceto.

in una casseruola scaldate l'olio insieme all'aglio; aggiungete le carote, cospargete con le foglie di timo e spruzzate con la miscela di aceto e miele. Salate, lasciate cuocere per circa 15min a fiamma bassa e a recipiente coperto.

a cottura ultimata, cospargete le mandorle e servite.

video