QUESTO BLOG è CONTRO IL DECRETO SICUREZZA

sabato 5 dicembre 2009

mercoledì 2 dicembre 2009

cyprus in 3 - parte terza


La mattina la colazione è un piatto di frutta affettata, del pane tostato, due fette di formaggio, pomodoro, olive e cetrioli che accompagnano il the. il tutto con vista direttamente sul mare e con il sole che ci scalda la pelle.
Un giro nelle spiaggie limitrofe ci fa capire che la pulizia non è proprio di casa: il mare è bello e l'acqua trasparente ma sulle spiaggie si accomulano un sacco di spazzatura, cose lasciate li dai bagnanti e oggetti portati dal mare.
Vista la temperatura però non resistiamo e a mezzogiorno ci infiliamo il costume e saggiamo l'acqua della spiaggia sotto l'Oasis. Fredda, ci immergiamo a metà e non andiamo oltre, ma un mezzo bagno il 23 di novembre io non l'ho mai fatto!
Nel pomeriggio giriamo un po' la penisola e poi torniamo a goderci il suono del mare, la cena servita alle 18.30 e poi le stelle del cielo.
Il mattino dopo ci rimettiamo in macchina verso Famagosta.
9 km prima della città ci fermiamo a Salaminas, un importante sito archeologico di un'antica città attraversata anche quella da greci, romani e chi più ne ha più ne metta.
dopo un giro di un paio d'ore tra rovine perfettamente conservate dal tempo e non tanto dagli interventi realizzati e dalla cura mostrata, riprendiamo la macchina e raggiungiamo Famagosta dove cerchiamo il miglior kebab della città invano.
All'ennesima ci fermiamo in uno in zona universitaria e capendoci a spanne con il cameriere, ci gustiamo due kebab buonissimi che digeriremo a notte fonda.
Anche Famagosta ha un centro storico minuscolo circondato da mura veneziane all'interno delle quali si ergono tre vecchie chiese gotiche- di una a dir la verità ciò che ne rimane - convertite a moschee.
Usciti dal centro con un bel pacchetto di baklava, ci dirigiamo verso il quartiere Varosia. Lasciata la macchina affianco al Palm Hotel, attraversiamo la spiaggia e osserviamo da lontano il paesaggio desolato di palazzoni, alberghi, case che si affacciano sul mare, vuoti da 35 anni.
Filo spinato e cartelli circondano il quartiere fantasma sotto presidio dell'Onu mentre i militari giocano a basket in un campo nuovo fiammante poco distante.
Costeggiamo le case disabitate, le chiese precise con solo qualche vetro rotto dal tempo cercando la strada che conduce a Deryneia ma ci perdiamo e non ci arriveremo mai. Chissà se i bambini di Famagosta, dirimpettai di quella assurda recinzione di vuoto e cemento che non si può neppure fotografare, giocano ad oltrepassare il confine...

Ci dirigiamo verso Larnaca e per arrivarci superiamo il confine ed entriamo nel territorio britannico dove strade pulite e rotonde con case perfettamente english marcano la differenza con i turchi di prima e con i greci di poi.
Raggiungiamo Larnaca e l'albergo. Lasciamo la macchina e il giorno dopo in volo lasciamo Cipro.

cyprus in 3 - parte seconda


Il giorno dopo lasciamo Nicosia e chiediamo alla tizia dell'albergo dove possiamo attraversare il confine, la linea verde con la macchina per andare verso Kyrenia.
Lei sgrana gli occhi: non lo sa.
Noi rimaniamo perplessi: com'è che in una città che per attraversarla tutta ci vogliono venti minuti scarsi attraversando il confine,la receptionist dell'albergo non sa dov'è il check point????
sbalorditi saliamo in macchina e raggiungiamo un confine fuori dalle mura che sappiamo essere attraversabile solo a piedi.
troviamo un presidio di kurdi davanti al passaggio che ci consegna un volantino in inglese sulla situazione del loro popolo in turchia. Vorrei dirgli che Ocalan è cittadino onorario del nostro bel paesello padano ma l'inglese mi si blocca in gola.
Il militare greco cipriota che è al confine ci da la fotocopia di un foglio scritto a mano con le indicazioni stradali.
Sempre più allibiti risaliamo in macchina e cerchiamo di seguirle: con nostra ulteriore sorpresa il passaggio non è indicato da cartelli stradali.
raggiunto il confine, tibri e assicurazione per la macchina (3 gg - 20 euro)ed entriamo nel territorio turco cipriota.
Il paesaggio urbano cambia di colpo e le case hanno altre forme, ci siamo lasciati alle spalle i cartelli scritti in greco e approntiamo il turco.
Ci dirigiamo verso Kyrenia e poi ci concediamo una deviazione con pausa al paese di Bellapais. Una splendida chiesa ormai inutilizzata e un bel paesino che si inerpica sulla collina che guarda il mare. tutto qui.
Riprendiamo la macchina e procediamo verso la punta nord est dell'isola, la penisola di Karpasia. Il mare ci sta a sinistra ed è bellissimo come il tempo: maglietta con maniche corte al sole e siamo a novembre!

A parte un pezzo allucinante di strada, il paesaggio è splendido e dalla macchina si vedono poco più sotto belle spiagge.
La nostra meta è l'Oasis Hotel e Restaurant di Dipkarpasia che raggingiamo a metà pomeriggio un po' affaticati dal viaggio.
Il posto è splendido in questa stagione e siamo gli unici clienti.
La sera ceniamo li: pesce alla piastra e verdure. La sera a guardare un po' il mare e poi a letto con un bel libro prima che spengano il generatore!

domenica 29 novembre 2009

cyprus in 3 - parte prima


Atteriamo a LARNACA (nella Repubblica di Cipro); arriviamo la sera e ci accompagna in albergo la mamma di Rea che abbiamo conosciuto a Malpensa nell'attesa del volo. Entrambe sono stupite della nostra scelta: fino a due settimane prima si faceva il bagno!
ma già la temperatura che ci accoglie appena usciti dall'aereoporto ci fa pensare che dopotutto non sia così male, anzi...
Larnaca non la vediamo proprio e il giorno dopo ci dirigiamo con l'auto a Nicosia, capitale di due stati.
Arriviamo in una quarantina di minuti, parcheggiamo e ci addentriamo nel centro storico a piedi. non capiamo all'inizio le distanze e le dimensioni: dalle mura che circondano la città alla frontiera controllata dall'ONU ci si impiega 10 minuti di camminata tranq con il naso in aria a curiosare, guardare, osservare.
Dopo un paio di giri con visita al mercato di frutta e verdura, passiamo il confine.
50 metri, forse 100 dove i palazzi dirempettai d'una via che tagliava cipro fino al 1974 sono impacchettati da una rete fintamente disegnata: quella è la linea verde, disabitata e controllata dai militari dell'ONU. Case vuote da trentacinque anni.
Passaporto, fogliettino con timbro rosso e rettangolare di ingresso alla frontiera turco cipriota e di la un altro paese che si snoda nella stessa geometria della città di Nicosia. Sono diverse le merci esposte nei negozietti, la lingua che si sente, il modo di usare e stare nello spazio collettivo, nella piazza. La vecchia chiesa è stata trasformata in moschea togliendo vetrate e imbiancando a calce l'interno.
Timbro blu ovale alla frontiera.
Di ritorno nella parte greco cipriota ci perdiamo nel buio e nei caratteri greci dei nomi delle strade per poi alloggiare in uno dei pochi alberghi del centro.
A cena conosciamo George e Iota - contattati attraverso couch surfing - che ci portano a mangiare piccoli morsi della cucina greca. Zazziki, suvlachi di pollo, frittelle di verdure, insalata di cetrioli, pomodoro, insalata, cipolla, manzo e salsiccine (tutta la carne è cotta alla griglia). Dopo cena ci portano a fare lo sport cipriota (lo chiamano così!) ovvero sedersi in un caffè alla moda poco fuori dalle mura e guardare chi passa mentre si beve un caffè latte lunghissimo e ghiacciato.

mercoledì 25 novembre 2009

nicosia

mercato di frutta e verdura
a lefkosa - una bimba mangia una mela seduta sulle cassette
piazza
a lefkosia - bambini corrono e giocano tra loro
in mezzo un muro, due lingue, due monete,
la voce del muezzin e quella del pope,
due stati, due origini, lo stesso 1974.


viaggio e poi torno

viaggio e poi torno qui con un sacco di cose che vorrei mettere nel blog, con l'idea che prima o poi lo metto a nuovo, che forse non ci scrivo tanto anche perchè vorrei inserire due/tre sezioni.
della serie basta andar via 4 giorni e torno con un sacco di idee.
basta metterle in pratica.
e si sa che sta cosa è proprio il mio forte: vorrei ma poi....

mannaggia a me.

mercoledì 11 novembre 2009

eco

oggi sono andata a fare l'eco e mi sono trovata sta gine proprio severa. io non so, me le becco tutte io o è un lavoro tanto di merda?(a me non sembra...guardi nella pancia delle donne che aspettano un figlio...manco stessi 8 ore in piedi con una pressa tra la mani...non so..) o forse mi sono rotta le palle dei continui lamenti di tutti.

ecco, forse è proprio quello...

sto sport nazionale mi sembra una finta e una scusa per tutto: e sinceramente, anche se anch'io ogni tanto ci cado, non ne vedo il motivo nella maggior parte delle situazioni.

oppure mi sto lamentando anch'io?